March 8, 2018 / 3:36 PM / 6 months ago

SINTESI-Bce ritocca 'easing bias' su Qe, per Draghi mossa giustificata da eventi

MILANO, 8 marzo (Reuters) - La Banca centrale europea mette da parte, o per lo meno altera in maniera significativa, uno degli strumenti che hanno finora esercitato massimo impatto sui mercati, intervenendo sul cosiddetto ‘bias’ espansivo sul programma degli acquisti Qe.

Da quando la misura non-standard è stata introdotta — ormai esattamente tre anni fa — e fino all’ultima riunione sui tassi, quella di fine gennaio, Francoforte ha ogni volta evocato la possibilità di potenziare il programma di stimolo in termini di importo e/o durata per portare l’inflazione su un durevole percorso di risalita.

Da più parti, tendenzialmente sotto l’egida Bundesbank, la misura equivalsa finora a sottoscrizioni di oltre 2.500 miliardi di euro è stata a vario titolo criticata.

Accantonata così oggi l’eventualità di un incremento in termini di importo, rimane tecnicamente aperta — per lo meno sulla carta — quella di un’estensione temporale.

Si tratta di un aggiustamento — in gergo ‘fine tuning’ — nella comunicazione ai mercati che assume un significato di particolare rilievo, considerato che insieme alla chiusura alla possibilità di incrementare l’importo del Qe viene abbandonato anche il riferimento a un deterioramento dello scenario di inflazione.

Sullo sfondo l’aggiornamento delle stime trimestrali dello staff proprio su crescita e costo della vita.

Rispetto alle proiezioni di dicembre i numeri sono identici, salvo una revisione di un decimo al rialzo sul Pil 2018 portato a 2,4% ma di un decimo al ribasso sulla media dell’inflazione 2019, aggiustata da 1,5% a 1,4%, stima identica a quest’anno.

La decisione odierna del consiglio, spiega Mario Draghi alla stampa, è stata adottata in maniera unanime e in sede di consiglio non si è invece discusso in particolare di altri eventuali interventi.

La mossa sul Qe, tiene a precisare il presidente, non implica alcuna alterazione sul piano delle aspettative né su quello delle reazioni Bce.

Di più, spiega sempre Draghi: si tratta di un intervento “backward looking”, vale a dire adottato sulla base di eventi pregressi quale il miglioramento delle prospettive di crescita.

Soltanto in parte prevista dai mercati, la decisione spinge l’euro al rialzo e gonfia i rendimenti dei benchmark sulla curva tedesca — per quanto in maniera estemporanea.

Soprattutto sul mercato valutario, rapidissima è l’inversione di tendenza.

“I toni pacati di Draghi sul tema inflazione, la revisione al ribasso delle stime inflattive per il 2019, insieme al cambiamento solo marginale del comunicato, stanno consentendo una buona performance della periferia” scrive una nota flash dell’ufficio studi Mps.

“Rimuovere il riferimento a un aumento degli acquisti era un passo obbligato per poi annunciare un graduale spegnimento del programma, pensiamo entro il 2018” è il commento dell’economista di Intesa San Paolo Anna Grimaldi.

“Il vero ‘market mover’ 2018 sarà una revisione alla guidance sui tassi. Pensiamo sia ragionevole che la Bce avvii un ciclo di rialzi nella prima parte del 2019 in ogni caso moderato. Con la fine del mandato di Draghi le politiche non convenzionali dovrebbero essere storia” continua.

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