20 maggio 2016 / 12:58 / in un anno

ECONOMICA-Italia, debito passa verifica Ue, serve calo per superare esame mercato

di Luca Trogni

MILANO, 20 maggio (Reuters) - Il debito pubblico italiano non sembra preoccupare più di tanto la Commissione europea che due giorni fa si è limitata a esprimere fiducia nella capacità del governo di ridurne il rapporto sul Pil, il più alto nella zona euro dopo la Grecia.

Quest‘anno, secondo le stime del ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan, il debito scenderà di tre decimi di punto del Pil rispetto all‘attuale livello sopra il 132%.

Secondo le stime di Bruxelles resterà invece inalterato.

La Commissione, tuttavia, si è mostrata sensibile al riferimento del governo a elementi internazionali come deflazione e ciclo economico che frenano l‘aggiustamento.

Basta un giudizio benigno di Bruxelles per mettere al riparo i titoli di Stato italiani da attacchi speculativi ?

Nella posizione dei commissari è sembrata pesare la preoccupazione politica di non tenere posizioni rigoriste sui conti di nessun paese europeo prima di appuntamenti elettorali che potrebbero premiare partiti anti-establishment e anti-Ue.

Se per Madrid la verifica sul bilancio è così rinviata a dopo le politiche di giugno, per Roma è rimandata a dopo il referendum costituzionale di ottobre.

Matteo Renzi ha detto di avere intenzione di dimettersi nel caso in cui la consultazione bocciasse la riforma, gesto che potrebbe aprire una fase di instabilità istituzionale.

“Adesso per l‘Italia il rischio politico non è nel radar dei mercati. La situazione può cambiare nei prossimi mesi. Il referendum di ottobre sulla riforma del Senato è cruciale” ha detto l‘analista di Deutsche Bank, Marco Stringa.

Certo è che, almeno sino a marzo 2017, il programma di acquisti della Banca centrale europea costituisce una rete di protezione per i Btp.

A febbraio, con la fase di intensa volatilità di mercato si è assistito a forti vendite di titoli italiani, ma il tutto si è tradotto in un innalzamento sino all‘1,7% del rendimento a 10 anni, un livello inferiore ai tassi visti sino a fine 2014.

Il Tesoro approfitta dei bassi rendimenti per allungare la durata media del suo debito. Soltanto nell‘ultimo mese ha emesso per la prima volta un titolo a 20 anni, con un concambio ne ha collocato anche uno a 18 anni e sta studiando il lancio di un titolo a 50 anni.

La vita media ponderata del debito è risalita così a sei anni e mezzo, invertendo la tendenza degli anni scorsi.

Il primo test è atteso dal mercato a cavallo del referendum del 23 giugno sulla permanenza della Gran Bretagna nell‘Unione europea. Nei giorni precedenti al voto è previsto un aumento della volatilità destinato ad intensificarsi nel caso di vittoria degli ‘out’ o a spegnersi con la vittoria degli ‘in’.

Gli operatori si stanno preparando all‘evento, evitando di avere in portafoglio posizioni troppo lunghe di asset non core, come i Btp, ma gli analisti per il momento individuano nei titoli britannici quelli più a rischio e non quelli italiani.

Rimane il fatto che di fronte a un mercato in fase di grande volatilità avere il più alto debito/pil europeo dopo quello greco aumenta la probabilità di essere un bersaglio.

Anche la Commissione nel suo giudizio soft sottolinea che l‘Italia “rimane vulnerabile a variazioni improvvise nei mercati finanziari”.

Per questo, come dicono anche Fondo monetario e Banca d‘Italia, è importante riportare il debito/pil a livelli inferiori.

Il governo Renzi si è impegnato a ridurre tale rapporto nel 2016, per la prima volta dopo otto anni, di tre decimi di punto.

Il mercato si accontenterà di una riduzione di questa portata ?

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