21 aprile 2016 / 15:32 / in un anno

PUNTO 1-Derivati, effetto negativo per 6,8 mld su conti Italia 2015 -Eurostat

* Tra 2012 e 2015 l‘impatto sul bilancio è di 21 miliardi

* Ufficio parlamentare di bilancio chiede maggiore trasparenza

* Tesoro rischia di dover pagare quasi 1 mld extra nel 2016 (aggiorna con confronto europeo)

ROMA, 21 aprile (Reuters) - I derivati hanno avuto sul bilancio pubblico italiano un impatto negativo di quasi 7 miliardi nel 2015, secondo le statistiche di Eurostat.

Gli esborsi ammontano infatti a 3,2 miliardi circa ma, considerando anche gli aggiustamenti contabili che incidono sul debito pubblico, il totale sale a 6,8 miliardi.

L‘effetto cumulato tra 2012 e 2015 è di oltre 21 miliardi (13,4 i soli esborsi).

Il ministero dell‘Economia non ha commentato la notizia.

Le operazioni del Tesoro finiscono spesso nel mirino per l‘effetto che hanno sui saldi. Il ministro Pier Carlo Padoan ha aumentato il livello di trasparenza ma sono ancora frequenti le richieste di maggiori informazioni.

L‘Ufficio parlamentare di bilancio (Upb), l‘organo indipendente chiamato a validare il quadro macroeconomico e di finanza pubblica del governo, ha chiesto lo scorso 19 aprile dati di dettaglio sull‘effetto atteso dai derivati nei prossimi tre anni.

Le statistiche di Eurostat mostrano che negli altri Stati europei i derivati hanno un impatto negativo inferiore o contribuiscono a migliorare i saldi.

In Germania, ad esempio, i derivati hanno aumentato la spesa pubblica di 2,9 miliardi tra 2012 e 2015, mentre hanno ridotto l‘indebitamento di 644 milioni in Francia e di 5,3 miliardi in Olanda.

Via XX Settembre ha sempre sostenuto di aver utilizzato i derivati come assicurazione contro il rischio di un aumento dei tassi, soprattutto tra 2011 e 2012, gli anni peggiori della crisi finanziaria.

La politica monetaria espansiva della Bce però ha fatto crollare i tassi di interesse e lo scenario contro il quale l‘Italia aveva deciso di cautelarsi non si è verificato.

A fine aprile 2015 il Tesoro ha annunciato una fase di ‘phasing out’, cioè la graduale chiusura di tutte le posizioni rivelatesi troppo costose. Nuovi contratti saranno stipulati solo per cautelarsi dal rischio di cambio, in caso di emissioni in valute diverse dall‘euro.

I dati Eurostat si riferiscono a tutte le amministrazioni pubbliche, ma il grosso dell‘operatività fa capo al Tesoro, che ha derivati su oltre 168 miliardi di debito pubblico.

A fine 2014 il valore di mercato (Mtm) di tutti i derivati era negativo per 42,6 miliardi.

In 13 derivati sono presenti clausole di chiusura anticipata. Una di queste cade nel 2016 e, se fosse esercitata, costringerebbe il Tesoro a versare quasi un miliardo alla banca controparte.

(Giuseppe Fonte)

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