10 giugno 2015 / 13:49 / tra 3 anni

PUNTO 2-Pensioni, piano uscita flessibile con penalizzazioni costa 8,5 mld - Inps

* Reintroduzione quote costerebbe fino a 10,6 mld nel 2019

* Penalizzazione: picco costo al 2030, ma 4-5 mld da subito

* Boeri: contributivo consente flessibilità ma no aumento debito (Aggiunge dettagli)

di Francesca Piscioneri

ROMA, 10 giugno (Reuters) - Introdurre una maggiore flessibilità nel sistema pensionistico è una operazione “sostenibile” ma le ipotesi avanzate finora dal Parlamento hanno costi “ingenti” che vanno dagli 8,5 miliardi in caso di penalizzazioni per l‘uscita anticipata, ai 10,6 miliardi qualora venisse ripristinato il sistema delle quote.

Lo ha detto il presidente dell‘Inps, Tito Boeri, nel corso di una audizione parlamentare.

Riferendosi alla prima ipotesi, che consentirebbe di lasciare il lavoro con almeno 35 anni di contributi e un importo maturato pari ad almeno 1,5 volte l‘assegno sociale a partire da 62 anni di età con riduzioni del 2% per ogni anno di anticipo, Boeri ha detto che secondo le stime Inps, qualora tale possibilità fosse presa in considerazione “da tutti coloro che maturano i requisiti, avremmo un aggravio per le casse dello Stato fino a 8,5 miliardi nel punto massimo” nel 2030 ma di “4-5 miliardi già nei primi anni”.

“Non sono costi attuariali neutri, cioè non sono compensati da disavanzi più bassi in futuro”, ha aggiunto.

Quanto alla seconda proposta sottoposta all‘esame dell‘istituto di previdenza, che prevede di poter andare in pensione raggiunta quota 100 per lavoratori dipendenti e 101 per gli autonomi con una anzianità contributiva di almeno 35 anni e anagrafica di almeno 62 anni, Boeri ha detto che “nel punto massimo arriverebbe a costare 10,6 miliardi di euro nel 2019”.

Il governo ha intenzione di inserire criteri di flessibilità nella prossima legge di Stabilità e l‘Inps fornirà le sue proposte entro giugno.

Il presidente della Commissione Lavoro che ha ascoltato Boeri, Cesare Damiano, difende la proposta delle penalizzazioni al 2%, della quale è estensore, e ricorda che secondo la Ragioneria i risparmi della riforma Fornero ammontano “tra il 2020 e il 2060 a 300-350 miliardi”.

“Inviterei a immaginare i risparmi che si possono avere con la flessibilità perché interverremmo anche sugli esodati ai quali altrimenti va data l‘assistenza. In secondo luogo favoriremmo l‘occupazione dei giovani”, ha detto.

STAFFETTA GENERAZIONALE PER BOERI È ‘DISTORSIVA’

Damiano somma i risparmi di anno in anno fino al 2060.

Nel 2014 la spesa pensionistica ha raggiunto 256,9 mld e, secondo il Tesoro, la riforma Fornero ha permesso di ridurne gli oneri al 15,9% del Pil da quota 16,3%. La differenza sul bilancio dello scorso anno vale 0,4 punti di Pil, circa 6 mld.

Altre due proposte di modifica della normativa attuale, che fissa a 66 anni l‘età della pensione, prevedono la cosiddetta staffetta generazionale, bollata da Boeri come “distorsiva” perché spingerebbe a un turnover padre-figlio, e l‘estensione della cosiddetta ‘opzione donna’ anche agli uomini. In questo caso si potrebbe lasciare il lavoro con 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 per le autonome, requisiti innalzati di 3 mesi per l‘adeguamento alla speranza di vita), a fronte del calcolo interamente con il metodo contributivo. Questa ultima ipotesi trova, secondo Boeri, il proprio limite nella frammentazione delle carriere femminili che spesso non rende agevole raggiungere i contributi richiesti, ma ha come aspetto positivo quello di “abbracciare il sistema contributivo”.

Su queste ipotesi l‘Inps non ha fornito simulazioni dei costi.

Quanto ai vincoli europei, per l‘economista della Bocconi “il 3% può essere sforato quando noi, soprattutto in condizioni avverse come quelle attuali, permettiamo uscite anticipate se queste non fanno aumentare il debito pensionistico”.

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