28 agosto 2014 / 10:49 / tra 3 anni

Tesoro punta a cedere entro inizi dicembre 5% Enel, 4,34% Eni - fonte

* Per taglio debito 9 mld euro in totale

* Ad aprile il target era di 11 mld

* STM, da cessione quota Tesoro a FSI 800 mln

ROMA, 28 agosto (Reuters) - Tra “ottobre e gli inizi di dicembre” il ministero dell‘Economia punta a collocare sul mercato il 5% di Enel e il 4,34% di Eni.

Lo riferisce una fonte governativa confermando anche l‘obiettivo di cedere entro l‘anno il 50% di STM Holding, la società che controlla il 27,64% di STMicroelectronics.

Il via libera politico è arrivato ieri, durante una riunione convocata dal ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan.

Il Tesoro ha deciso di rompere gli indugi su Eni ed Enel perché le altre operazioni in cantiere si sono rivelate più complesse del previsto.

Sono di fatto slittate al 2015 la cessione del 40% di Poste e del 49% di Enav, operazioni dalle quali l‘esecutivo aveva detto di aspettarsi tra 5 e 6 miliardi.

Agli attuali valori di mercato il 5% di Enel vale circa 2 miliardi e il 4,34% di Eni 3 miliardi.

Completata l‘operazione, il Tesoro continuerebbe a controllare Enel con il 26,24%. Non sarebbe in discussione neppure la presa su Eni, partecipato con il 25,76% da Cassa depositi e prestiti (Cdp), a sua volta controllata all‘80,1% dal ministero dell‘Economia.

Confermando indiscrezioni stampa, la fonte precisa che “per STM si studia la possibilità di trasferire la quota pubblica al Fondo strategico italiano” di Cdp.

Il 13,8% di STMicroelectronics detenuto in trasparenza dal Tesoro vale altri 800 milioni.

Il ministero dell‘Economia ha rifinanziato il Fondo di ammortamento dei titoli di Stato con 3 dei circa 3,5 miliardi ricevuti da Banca Mps per il parziale rimborso dei Monti bond.

A conti fatti, quindi, il Tesoro ritiene plausibile raccogliere nel 2014 circa 9 miliardi per abbattere il debito.

A metà aprile il governo aveva annunciato di voler incassare con le dismissioni lo 0,7% del Pil all‘anno, oltre 11 miliardi prendendo a riferimento il +0,8% di crescita indicato dal Tesoro per il 2014.

Da allora però la situazione è peggiorata. Le tensioni geopolitiche in Ucraina e Medio Oriente rischiano di rendere i mercati meno stabili e l‘economia italiana è tornata in recessione.

Oggi la maggior parte dei previsori nazionali e internazionali ritiene che l‘Italia possa crescere in media d‘anno di 0,2-0,3 punti percentuali.

(Giuseppe Fonte)

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