12 settembre 2013 / 16:45 / tra 4 anni

Btp, possibili effetti negativi da nuovi vincoli LCH, sconcerto in settore

* LCH ha introdotto vincoli su esposizione in Btp, utilizzo CCdG

* Autorità italiane ed estere scettiche su mossa

* Citi: per banche italiane repo e funding più difficili

di Valentina Za e Luca Trogni

MILANO, 12 settembre (Reuters) - Il mercato obbligazionario teme effetti negativi sui Btp dalle nuove misure che la clearing house LCH.Clearnet ha preso a inizio agosto per cautelarsi nei confronti del sistema-Italia. Anche se per il momento l‘impatto atteso da più di un operatore non si è manifestato.

Da un lato LCH ha fissato, per chi utilizza le sue garanzie, limiti più stringenti sull‘esposizione in titoli di Stato italiani, dall‘altro ha tolto la propria garanzia in caso di default della Cassa di Compensazione e Garanzia (CCdG), ovvero di una società con cui lavora in interoperabilità da più di 10 anni e che fa parte della stessa società-mercato, il gruppo London Stock Exchange.

La decisione è stata introdotta dal 5 agosto “dopo mesi di contatti informali con autorità italiane, come Tesoro e Banca d‘Italia, ma anche europee, a partire dalla Bce, scettiche sul provvedimento” spiega una fonte vicina al dossier.

Non è stato possibile avere un commento dai soggetti interessati.

Gli incontri con le autorità non hanno evidentemente smosso LCH, già criticata da molti operatori di mercato per non aver mai abbassato i margini sui titoli di Stato italiano dopo averli alzati nell‘agosto 2012 quando lo spread italiano era in area 450-500 punti base. La discesa del differenziale, consolidata da mesi in area 250-300 punti base, non ha infatti portato ad alcuna revisione dei margini come atteso da molti.

Delle nuove misure LCH hanno parlato in luglio gli specialist in titoli di Stato italiani nella riunione mensile con il Tesoro. “C‘era l‘idea di possibili turbolenze, ma poi effettivamente non vi è stato alcun impatto” commenta una persona presente alla riunione.

LIMITI ESPOSIZIONE: POSSIBILE VINCOLO A MERCATO RIALZISTA

La fonte vicina al dossier conferma che “sinora non ci sono stati effetti, ma non si può escludere che ci saranno in futuro sia sul secondario sia sul mercato repo”. La decisione penalizzerebbe il mercato secondario dei titoli di Stato italiani e in prospettiva anche le aste, perché il compratore sul primario potrebbe poi avere un portafoglio di Btp da utilizzare sui mercati che eccede i limiti LCH.

“I limiti di esposizione fissati sono alti, ma se il mercato entrasse in un fase di euforia, come abbiamo visto in passato, i limiti non sarebbero più cosi elevati” commenta la fonte vicina al dossier. “In fase di mercato in crescita i limiti disincentiverebbero soprattutto le banche d‘affari internazionali che lavorano sui Btp (le italiane utilizzano principalmente la CCdG). A quel punto avrebbero due possibilità: non lavorare oltre i limiti sui titoli di Stato italiani o lavorare direttamente banca contro banca senza controparte centrale” aggiunge.

CITI: PER BANCHE ITALIANE PEGGIORA LAVORO SU REPO

Secondo un rapporto di Citi “la decisione della London Clearing House di ridurre la sua esposizione verso l‘Italia spingerà molte banche a muoversi sui repo bilaterali”. Ma questi repo probabilmente avranno costi più alti e dimensioni più ridotte di quando LCH era presente come intermediario.

Il mercato repo, che ha volumi di gran lunga maggiori a quello cash, è utilizzato dalle banche italiane soprattutto per finanziarsi impegnando Btp, mentre le estere principalmente danno liquidità per prendere titoli. Questo aumenta il rischio di controparte degli isitituti di credito stranieri verso le banche italiane, un rischio che le misure LCH evidenziano.

Citi stima in 70 miliardi su un totale di 130 il valore dei repo privati da parte di banche italiane che passano da LCH e prevede che la maggior parte saranno ora rifinanziati in altro modo.

Gli strategist della banca non escludono che gli istituti italiani, viste le maggiori difficoltà sul mercato repo, possano alleggerire la propria posizione in titoli di Stato innescando vendite anche da parte di investitori internazionali. Una possibilità che spinge Citi a consigliare la vendita di Btp contro Bund o Bonos, e la vendita di bond bancari italiani contro bond corporate italiani o bond bancari di paesi ‘core’. E a prevedere, più in generale, una possibile riduzione della liquidità sui Btp e della capacità di funding delle banche italiane.

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