30 maggio 2013 / 16:33 / 4 anni fa

PUNTO 1- Rcs,Della Valle contro aumento, aiuta banche più dei soci

(Aggiunge dichiarazioni Erede)

MILANO, 30 maggio (Reuters) - Sergio Erede, rappresentante dell‘azionista Diego Della Valle, preannuncia in assemblea che voterà contro l‘aumento di capitale di Rcs e chiede che, se verrà comunque approvato, siano rivisti il piano industriale, eccessivamente ottimista, e gli accordi sul debito, che mostrano uno squilibrio di trattatamento tra le banche e gli azionisti.

“Annuncio che voterò contro l‘aumento”, ha detto Erede dopo un lungo intervento in cui ha duramente criticato il piano industriale, sia sotto il profilo degli obiettivi economici sia per quanto riguarda la parte finanziaria.

“Non ci sono dubbi che alla società serva nuovo capitale, ma è da vedere a servizio di quale piano e quale manovra finanziaria. La società deve avere un piglio e una concretezza ben diversi da quelli attuali”, ha detto il rappredentante dell‘imprenditore marchigiano che di Rcs ha l‘8,7%.

Se la ricapitalizzazione passerà in assemblea, “chiedo che la società riveda velocemente il piano in senso più realistico e rinegozi gli accordi con le banche sul debito in modo da riequilibrare i sacrifici tra vecchi creditori e nuovi soci”.

IRREGOLARITA’ IN PIANO, CHE FAVORISCE LE BANCHE

Erede ha esordito dicendo che “da oltre un mese mezzo segnaliamo irregolarità che affliggono il piano di sviluppo, il progetto di rifinanziamento del debito e la proposta di aumento di capitale” di Rcs. Irregolartità, ha spiegato, “accomunate da una mancata o da una erronea valutazione dell‘interesse sociale, a favore delle banche finanziatrici esposte per oltre 800 milioni, il 45% dei quali vantati da banche che sono proprietarie di oltre il 20% del capitale”.

L‘avvocato chiama quindi indirettamente in causa Mediobanca e Intesa Sanpaolo, socie del gruppo editoriale rispettivamente col 14,2% e con il 5%.

Sul rifinanziamento del debito il rappresentante di Della Valle sostiene che sia stato concordato “come se Rcs non fosse una società in crisi, con il rimborso totale del debito, interessi più onerosi e garanzie che prima non venivano richieste”.

Le modfifiche ratificate ieri, poi, “confermano le perplessità sui precedenti accordi e costituiscono un pannicello caldo rispetto alla situazione”. Un pannicello addirittura “tiepido” - rincara la dose - se si prevede, come fa Erede, che la società non rispetterà già nel primo esercizio i covenant finanziari, visto che gli obiettivi di piano non paiono credibili: “Risultano chiaramente irrealizzabili a luce dei risultati del primo trimestre” e della prospettiva verosimile - secondo Erede - che il 2013 si chiuda con un Ebitda negativo.

Oggi l‘AD Pietro Scott Jovane ha invece confermato i target 2013.

L‘aumento di capitale, poi, si preannuncia “estremamente diluitivo e finalizzato al rimborso del debito anzichè a finanziare la società”.

“Dei 400 milioni di aumento ordinario previsto, 150 sono destinati alle banche, altri 250 andranno a coprire nel 2014 oneri di ristrutturazione e finanziari e la perdita di periodo, tutto ciò assumendo che ci siano le cessioni nei termini previsti”. Per questo Erede torna sulla “grave sperequazione” a favore delle banche a danno degli azionisti.

(Claudia Cristoferi)

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