30 maggio 2013 / 12:12 / tra 5 anni

Tecnici Tesoro escludono rilevante calo tasse sulla casa

* Copaff contraria a esenzione generalizzata Imu prime case

* Margini bilancio troppo esigui per detassazione

* Bocciata Service tax con Imu e Tares

* Errore non sospendere Imu su immobili imprese

ROMA, 30 maggio (Reuters) - In vista della riforma che il governo si è impegnato a rendere legge entro fine agosto, i tecnici del Tesoro avvertono che la tassazione sugli immobili “non potrà essere ridotta in maniera rilevante” perché i margini di bilancio sono ancora troppo stretti nonostante la chiusura della procedura Ue per deficit eccessivo.

A frenare le aspettative dei partiti, soprattutto del Pdl, è la Commissione tecnica paritetica per l‘attuazione del federalismo fiscale, un organo consultivo istituito presso il ministero dell‘Economia.

“Gli spazi disponibili di manovra consentiranno solo una ricomposizione del prelievo immobiliare tra singole tipologie di cespiti o di contribuenti”, avverte la Copaff in un documento depositato in Parlamento il giorno dopo che la commissione Ue ha riportato l‘Italia tra i Paesi virtuosi dell‘Unione.

Obiettivo della riforma è rivedere l‘intero impianto della fiscalità immobiliare, compresa l‘articolazione del potere impositivo statale e locale. Ma le pressioni dei partiti si concentrano principalmente sull‘Imu.

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, si è genericamente impegnato a “superare l‘attuale sistema di tassazione della prima casa”, che nel 2012 ha assicurato 4 miliardi sui 24 riscossi in totale attraverso l‘Imu.

Il Pdl insiste per esentare tutte le abitazioni principali, il Pd e Scelta civica preferiscono rendere l‘Imu sulla prima casa più progressiva.

Ma il presidente della Commissione Ue Josè Manuel Barroso ha invitato Roma “a non rilassarsi”.

La Copaff non condivide le tesi alla base della richiesta del partito di Silvio Berlusconi di esenzione totale per le prime case: “Non sussistono fondati motivi di natura economica per riconoscere all‘abitazione principale uno status di particolare privilegio rispetto agli altri immobili”.

Anche alzare l‘attuale franchigia da 200 a 500 euro, come proposto in più occasioni da alcuni parlamentari del Pd, significa esentare quasi il 90% dei proprietari di prime case con un costo di 2,5 miliardi, secondo dati del Tesoro.

COPAFF INVITA A CONCENTRARE RISORSE SU IMMOBILI IMPRESE

Una delle ipotesi sul tappeto per riformare l‘Imu consiste nell‘introdurre una Service tax unica che assorba anche la Tares, la tassa sui rifiuti e sui servizi urbani. Ma così si “determinerebbe, rispetto all‘assetto attuale, il trasferimento di parte del prelievo dai proprietari agli inquilini con effetti redistributivi indesiderati”, avvertono i tecnici del Tesoro.

In più, la service tax “sarebbe incompatibile con la legge comunitaria”, perché violerebbe il principio del ‘chi inquina paga’.

Più che sulla prima casa, la Copaff invita il Parlamento a concentrarsi sugli immobili strumentali delle imprese, che hanno “subito, con il passaggio dall‘Ici all‘Imu, un sensibile incremento della pressione fiscale”. Circa un quarto del gettito Imu proviene infatti dai capannoni industriali.

Il decreto legge varato dal governo il 17 maggio sospende fino al 16 settembre l‘Imu sulle prime case. Secondo la commissione, “sarebbe stato opportuno prevedere la sospensione, o quantomeno la riduzione, dell‘acconto relativo agli immobili di pertinenza delle imprese”.

“L‘inclusione degli immobili di impresa tra le categorie oggetto della sospensione dell‘acconto avrebbe evitato alle imprese, seppur in via temporanea, l‘ulteriore incremento della pressione fiscale in una fase in cui, data la perdurante e pervasiva crisi economica, esse soffrono particolarmente per quei tributi, come l‘Irap e l‘Imu, il cui importo non dipende dal conseguimento di utili”.

Per compensare le imprese della mancata sospensione, il governo si è impegnato a rendere deducibile da Irpef e Ires l‘Imu sui capannoni industriali.

Una proposta “in linea di principio condivisibile”, dicono i tecnici del Tesoro. Tuttavia, “in questa fase di perdurante e profonda crisi economica vi è in primo luogo l‘esigenza di ridurre la pressione dei tributi che gravano sull‘impresa indipendentemente dalla redditività, come Irap e Imu”.

Secondo la Copaff, la semplice deducibilità “non darebbe alcun beneficio proprio alle imprese in maggiore stato di sofferenza, che sono quelle che non realizzano utili”.

(Giuseppe Fonte)

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