19 dicembre 2012 / 15:03 / tra 5 anni

Italia,chance richiesta aiuti Ue molto basse in attuale scenario-gestori

* Riforme e rigore proseguiranno in ogni caso

* Fondamentali non giustificano aiuti

* Spread oggi sotto mimimo toccato prima di crisi governo

MILANO, 19 dicembre (Reuters) - L‘eventualità che l‘incertezza politica costringa l‘Italia a chiedere l‘intervento europeo è remota: gli investitori sentiti da Reuters sono infatti convinti che la politica proseguirà nel cammino di rigore e riforme tracciato dal governo tecnico di Mario Monti indipendentemente dal fatto che le urne esprimano o meno una maggioranza robusta.

Roma non ha però bisogno dell‘attivazione del nuovo meccanismo Bce denominato OMT (Outright Monetary Transactions), in cui la Banca centrale europea interviene con acquisti sul secondario per mettere un tetto ai rendimenti, anche per ragioni di carattere strettamente fondamentale.

“Le chance sono basse per il momento. Se il risultato delle elezioni è costruttivo, sarà la Spagna la prima a chiedere aiuto. I fondamentali dell‘Italia sono buoni, le entrate fiscali sono migliori delle attese e il quadro macro si sta lentamente stabilizzando”, ha detto Francesco Fonzi, senior portfolio manager di Credit Suisse AM sgr.

Anche da Pioneer Investments sottolineano come non ci sia “nessun bisogno di sostegno finanziario Ue sulla base degli attuali numeri del bilancio”.

E da Anima rimarcano: “C‘è una differenza fra l‘Italia, la Spagna e la Grecia a livello di fondamentali”, come spiega il direttore degli investimenti Armando Carcaterra. “E’ vero che abbiamo un fardello di debito pubblico enorme ma, se riusciamo a gestire la nostra politica interna con un nuovo governo che terrà la barra dritta nel percorso delle riforme - e questo è quello che pensiamo accadrà - allora i fondamentali dell‘Italia continueranno a fare premio, per lo meno rispetto ad altri Paesi periferici”.

SCENARIO POLITICO NON E’ MUTATO IN MODO SOSTANZIALE

Il mercato è stato colto in contropiede a inizio mese, quando il Popolo della Libertà (Pdl) ha ritirato il sostegno al premier che ha annunciato l‘intenzione di dimettersi una volta approvata la legge di bilancio. La mossa a sorpresa del partito di Silvio Berlusconi ha tuttavia semplicemente accelerato la fine di un governo già prossimo alla scadenza e, secondo Donatella Principe di Schroders Italy Sim, “non modifica in modo sostanziale lo scenario politico”.

Per la Principe, head of Institutional Business, l‘iniziale reazione negativa dei mercati - quando il tasso del Btp decennale si è avvicinato al 5% - è stata più frutto di “prese di profitto dopo un rally a due cifre dei Btp”. Tanto più che lo spread Btp/Bund “prezzava comunque un certo grado d‘incertezza legato alle elezioni già prima, per il timore che le urne non fossero in grado di dare un mandato chiaro a nessun partito politico, così da portare avanti il processo di riforme”.

Un timore infondato, tuttavia, per più ragioni: il percorso di riforme e rigore è stato tracciato dal ‘fiscal compact’ e i mercati finanziari “votano tutti i giorni” il proprio gradimento per la politica economica e fiscale.

“C‘è incertezza politica ma il nuovo premier continuerà a implementare le riforme necessarie”, ribadisce Andrea Ladogana, responsabile linee bilanciate di Bnp Investment Partners sgr. “Gli investitori credono in questo”, aggiunge.

Il differenziale di rendimento fra Btp e Bund tedesco, spinto dalla tensione politica oltre i 360 punti base subito dopo l‘apertura della crisi di governo, è sceso questo pomeriggio fino in area 290, sotto il minimo toccato prima del ritiro della fiducia del Pdl. Ma gli investitori concordano che, con l‘approssimarsi dell‘appuntamento elettorale, il mercato non sarà certamente risparmiato dai capricci della volatilità.

L‘unico vero rischio, secondo la Principe, sarebbe un irrigidimento delle posizioni europee, scenario poco probabile tuttavia alla luce dei recenti compromessi raggiunti per la Grecia.

Diversamente dagli altri gestori, Zenit sgr assegna una probabilità leggermente più alta all‘ipotesi che l‘Italia richieda l‘attivazione dell‘OMT. “Non è nel novero delle possibilità da escludere non tanto per ragioni di incertezza politica quanto più per il possibile deteriorarsi dei fondamentali a livello del rapporto debito/Pil qualora non si materializzi l‘auspicata ripresa”, spiega il responsabile della ricerca Marco Bonifacio.

(Maria Pia Quaglia)

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