6 dicembre 2012 / 17:18 / tra 5 anni

PUNTO 1 - Senato approva decreto sviluppo, passa alla Camera

(Cambia titolo, mette insieme altri articoli aggiunge background)

ROMA, 6 dicembre (Reuters) - Il Senato ha approvato oggi il decreto sviluppo dopo che il governo ha posto la fiducia e malgrado il non voto degli esponenti del Pdl. Il provvedimento passa adesso all‘esame della Camera dove deve essere convertito in legge entro il 18 dicembre.

Il testo conferma la misura per agevolare la conversione delle azioni privilegiate della Cassa depositi e prestiti (Cdp), detenute dalle fondazioni, in azioni ordinarie, mentre non contiene le norme per la vendita degli immobili degli enti previdenziali e pubblici e privati e il sostegno agli investimenti nelle piccole reti in fibra ottica fatti da privati con la Cdp bocciate dai senatori.

Sul fronte Cdp, il provvedimento fissa il 31 gennaio 2013 siano determinnati il termine per individuare i rapporti di conversione delle azioni privilegiate in ordinarie.

I criteri per l‘identificazione dei valori prevedono che i soldi versati nel 2003 dalle Fondazioni, pari a 1,050 miliardi, siano rapportati al valore totale della Cassa a quella data, stimato a 6,3 miliardi, non al nominale di circa 3 miliardi. Si determina così la percentuale di partecipazione delle Fondazioni al capitale iniziale e la diluizione, rispetto all‘iniziale partecipazione del 30%, delle quote in mano alla Fondazioni.

Poi si dovranno calcolare i valori della Cassa a fine 2012, che serviranno a determinare l‘entità dell‘eventuale conguaglio dovuto dalle Fondazioni se non vorranno diluirsi nel capitale.

Il decreto licenziato dal Senato oggi risolve salomonicamente la questione se gli azionisti che convertono debbano o meno restituire i dividendi straordinari pagati dalla Cassa: le Fondazioni dovranno rimborsare solo la metà dell‘extradividendo.

Le norme sulla conversione, volute dal Consiglio di Stato, dicono che eventuali conguagli e rimborsi delle fondazioni potranno essere pagati in quattro rate annuali, ma si impone il versamento di una quota minima del 20% entro il primo aprile 2013.

Chi non volesse aderire alla conversione, sembra il desiderio di Fondazione Cariverona, dovrà renderlo noto fra il 15 febbraio e il 15 marzo 2013.

In base a questa procedura, la relazione di accompagnamento all‘emendamento segnala che la quota che le Fondazioni avevano inizialmente in cassa corrispondeva al 16,7% dell‘intero capitale. E che il costo di un eventuale conguaglio sarebbe di 550 milioni per salire al 20%; 1,4 miliardi per arrivare al 25% e di 2,230 miliardi per ritornare all‘originario 30%.

I maggiori dividendi distribuiti sono calcolati in 480 milioni e quindi le Fondazioni dovranno rimborsare 240 milioni.

Nel testo non ci sono invece le norme sulle vendite forzose degli immobili di Enti e Casse previdenziali.

La misura dava un mandato al Tesoro per definire, attraverso un proprio decreto, le disposizioni per la “ripresa del processo di alienazione diretta ai conduttori degli immobili ad uso residenziale degli enti previdenziali pubblici nonché per favorire l‘acquisto della proprietà o la locazione da parte dei conduttori dei beni immobili in modo da consentire riduzioni del prezzo di vendita e canoni di affitto sostenibili”.

Il governo si era opposto in quanto malgrado si dicesse che andassero rispettati “gli equilibri finanziari degli enti coinvolti”, non si poteva avere certezza dei possibili risvolti finanziari di queste vendite e locazioni forzose.

Fine inglorisa anche per il sostegno agli investimenti in fibra ottica.

La norma bocciata prevedeva un credito di imposta del 50% per Ires e Irap per gli operatori e le società che avessero partecipato, anche in associazione con altri soggetti privati alla realizzazione di progetti finalizzati allo sviluppo delle reti Ngn sul territorio nazionale. Progetti di importo inferiore a 500 milioni di euro e predisposti da una apposita società di capitali costituita dalla Cdp entro il 20 febbraio 2013

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