24 maggio 2012 / 14:02 / 5 anni fa

PUNTO 1-Tesoro studia cessione Sace e Fintecna a Cdp per taglio debito

* Cdp aumenterebbe patrimonio per piano abbattimento debito pubblico

* Ipotesi utilizzo Cdp per pagamento debiti PA

* Neo presidente industriali Squinzi auspica maggiore utilizzo Cdp (Aggiunge contesto, dettagli)

di Stefano Bernabei

ROMA, 24 maggio (Reuters) - Il governo sta valutando un piano con cui il Tesoro cederà alla Cassa depositi e prestiti (Cdp) le sue controllate Sace e Fintecna con lo scopo di ridurre il debito aumentando la leva finanziaria di Cdp.

Il piano potrebbe già essere esaminato al Consiglio dei ministri di domani. Lo ha detto a Reuters una fonte governativa che ha chiesto di non essere citata.

“Si sta pensando di conferire a Cdp la Sace e Fintecna; non so se il piano verrà portato già domani in Consiglio dei ministri”, ha detto la fonte.

Con questa operazione si avrebbe un effetto positivo sul debito pubblico, portando fuori del perimetro della Pa le due società oggi al 100% del Tesoro, e si darebbe a Cdp una ancora maggiore dotazione patrimoniale per aumentare la sua capacità di raccolta sul mercato per una eventuale operazione di abbattimento dello stock di debito.

In alcuni articoli di stampa, fin dal gennaio scorso e in un studio di Mediobanca del 28 febbraio, si ipotizzava un ruolo di Cdp per una operazione di abbattimento dello stock di debito pubblico da 200 miliardi di euro. Quelle indiscrezioni non erano state smentite.

Tesoro e Cdp non hanno commentato a Reuters la notizia.

Fintecna ha un patrimonio netto di circa 2,3 miliardi mentre quello di Sace è di 6,2 miliardi e nello studio di Mediobanca le due società erano valutate nel complesso oltre 9 miliardi di euro che andrebbero ad accrescere il patrimonio della Cdp.

L‘idea, illustrata in un articolo di Massimo Mucchetti sul Corriere della Sera il 23 gennaio, è di far comprare alla Cdp - che è già fuori del perimetro della Pa poiché Eurostat ha riconosciuto che ottiene gran parte dei ricavi fuori dal settore pubblico - società pubbliche (anche di enti locali) ricche di liquidità e povere di debiti, come appunto Sace e Fintecna.

In questo modo, Cdp “potrebbe accrescere il proprio patrimonio netto consolidato fino a 10-15 miliardi e utilizzare questa base di capitale aggiuntiva per costruire una ragionevole leva finanziaria”, scriveva Mucchetti, spiegando in che modo la Cassa può trovare i 50 miliardi per pagare il Tesoro.

Nel successivo studio di Mediobanca di febbraio si inserisce questa ipotesi in un poker di opzioni che comprende la mai accreditata possibilità di girare a Cdp parte delle riserve auree di Bankitalia, alzando ulteriormente la sua leva finanziaria.

Oggi la Cdp è controllata dal Tesoro al 70% e partecipata da 65 Fondazioni per il restante 30%. E’ sottoposta a una vigilanza informativa da parte della Banca d‘Italia e qui il Corriere, in quell‘articolo, solleva un punto che ritiene cruciale.

Acquisendo quelle partecipazioni “è chiaro che non potrà ottemperare ai requisiti di Basilea 3, che imporrebbero di farlo solo con capitali propri”, scrive il Corriere.

Cdp infatti comprerebbe queste società pubbliche a debito.

“Un no del governatore Ignazio Visco e tutto finirebbe prima di cominciare”, scrive in chiusura di articolo Mucchetti, come a lasciare l‘ultima parola alla Banca d‘Italia.

Lo scorso 31 gennaio il presidente della Cdp Franco Bassanini aveva chiarito i limiti di una possibile adesione della Cassa a un piano di abbattimento del debito.

“Siamo pronti a partecipare, se ce lo chiedono, alla riduzione dello stock del debito pubblico a patto che vengano rispettate alcune condizioni”, aveva detto Bassanini, elencando tra le garanzie da assicurare alla Cassa, in questa eventuale operazione, “la tutela del risparmio postale, la conferma del ruolo di cassa al di fuori del perimetro della pubblica amministrazione, e che non venga messo in discussione il compito di sostegno allo sviluppo che la Cassa ha”.

Oggi nel primo discorso da presidente degli industriali, Giorgio Squinzi ha auspicato che, nel sostegno dovuto alle imprese che investono e a fronte dei ritardati pagamenti della Pa, si utilizzino di più “le grandi potenzialità della Cassa depositi e prestiti”.

Il Tesoro, ha detto martedì il vice ministro Vittorio Grilli, sta anche cercando risorse aggiuntive per finanziare l‘operazione di rimborso dei debiti della Pa alle imprese e, secondo l‘articolo di Mucchetti dei mesi scorsi, potrebbe utilizzare proprio la maggiore capacità di leva della Cdp a questo scopo.

La cornice normativa del resto già esiste. Nella manovra dello scorso luglio, la prima delle tre manovre del 2011 e firmata dall‘allora ministro dell‘Economia Giulio Tremonti, è previsto che ”entro il 31 dicembre 2013 il ministero dell‘Economia dovrà approvare “uno o più programmi per la dismissione di partecipazioni azionarie dello Stato e di enti pubblici non territoriali”.

Le modalità di alienazione saranno stabilite con uno o più decreti del Tesoro, che dovrà anche riferire al Parlamento entro il 30 giugno di ogni anno.

- ha collaborato Giuseppe Fonte

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