31 ottobre 2011 / 12:28 / 6 anni fa

PUNTO 2-Italia, banche chiedono revisione requisiti Eba

* Favorite banche Francia e Germania - Guzzetti

* Istituti italiani rischiano take over stranieri

* Si accentua rischio credit crunch - Bazoli

* Appello a governo per fermare aumento spread (Accorpa pezzi, aggiunge dichiarazioni)

di Giselda Vagnoni e Alberto Sisto

ROMA, 31 ottobre (Reuters) - I nuovi requisiti patrimoniali dell‘Eba, che indicano secondo stime preliminari una necessità di ricapitalizzazione delle banche italiane pari a 14,7 miliardi, destano preoccupazione e se non modificati potranno contribuire a creare una contrazione nel credito e facilitare l’ intervento di gruppi stranieri.

Lo ha detto il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, che è anche membro dell‘esecutivo dell‘Abi in occasione della presentazione del volume “Le Banche e l‘Italia” a palazzo Altieri.

“Desta preoccupazione l‘intesa raggiunta dai governi dell‘Ue [al Consiglio europeo informale di mercoledì scorso] per rendere ancora più pesanti le esigenze di patrimonializzazione portando l‘indice di Core Tier 1 al 9%, questo dopo aver valutato a prezzi di mercato tutti i titoli del debito sovrano nonché alcuni attivi collegati a questo”, ha detto Bazoli.

Secondo il banchiere, “tali prescrizioni, se non fossero riviste, contribuirebbero ad accentuare i rischi di restrizione del credito senza peraltro incidere sul vero nodo della crisi attuale che è crisi di fiducia per la sostenibilità dei conti pubblici e dell‘indebitamento sovrano”.

I banchieri italiani vivono le decisioni prese dall‘Eba, presieduta dall‘italiano Andrea Enria, ex Bankitalia, con un senso di grande ingiustizia.

Nella crisi del 2008 non hanno avuto bisogno di aiuti di Stato, al contrario di quelle di altri grandi Paesi europei e i loro bilanci sono sempre stati considerati meno rischiosi delle concorrenti europee.

Adesso, però, scontano la svalutazione dei titoli di Stato italiani che fino a qualche mese fa erano ritenuti asset sicuri e che dovranno ora valutare ai prezzi di mercato invece che ai prezzi di libro.

“Le incomprensibili decisioni di questi giorni relative alle richieste di ulteriore capitale penalizzeranno ancora di più le banche italiane”, ha detto l‘amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni.

A risultare particolarmente indigesto è il trattamento riservato alle banche francesi e tedesche che secondo i banchieri italiani, benchè più esposte al debito greco e a titoli tossici, sono state favorite nella revisione delle regole sui coefficienti patrimoniali.

Il sospetto che alcuni banchieri fanno trapelare è che le decisioni dell‘Eba siano frutto di un negoziato politico in cui l‘Italia sconta la scarsa credibilità di cui gode attualmente il governo di Silvio Berlusconi.

“Sono oggi Francia e Germania a scrivere le regole per le banche: quelle nuove regole, indicate dall‘Eba, che sembrano fatte apposta per penalizzare le banche italiane, le quali non hanno avuto responsabilità nei dissesti finanziari che negli anni scorsi hanno gettato il seme della crisi attuale”, ha detto, sempre alla cerimonia Abi, il presidente dell‘Acri Giuseppe Guzzetti.

TRATTATIVE CON BANCA D‘ITALIA

Questa mattina lo spread dei titoli di Stato italiani rispetto a quelli tedeschi è tornato a salire fino a 410 punti sul decennale e oltre i 450 sui due anni e Bazoli ha osservato che su di esso “certamente pesa l‘incertezza politica italiana”.

“La posta in gioco è molto elevata”, ha ammonito ancora Bazoli davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e il neo governatore della Banca d‘Italia Ignazio Visco.

“Se l‘Italia continuasse a incontrare difficoltà e quindi a sostenere costi insostenibili nel collocamento del proprio debito, un restringimento nel credito all‘economia diverrebbe pressoché ineluttabile per le banche italiane con conseguenze immaginabili per crescita e occupazione”.

Delle due più grandi banche italiane, Intesa Sanpaolo ha detto di non avere bisogno di ulteriore capitale, mentre per Unicredit l‘autority europea ha individuato in via preliminare la necessità di un cuscinetto aggiuntivo di capitale di 7,379 miliardi. Mps dovrebbe costituire un cuscinetto aggiuntivo di poco più di 3 miliardi, Banco Popolare di 2,817 miliardi e Ubi di 1,484 mld.

I conti finali si faranno a novembre, dopo le trimestrali, ma Unicredit, Mps, Banco Popolare e Ubi, che avevano superato a pieni voti gli stress test dell‘estate, cercheranno di ricalcolare al ribasso questa richiesta aggiuntiva in modo da evitare di andare sul mercato dei capitali. .

Ha spiegato infatti Bazoli che se le “banche non riuscissero a raccogliere i capitali richiesti da Eba si affaccerebbe come unica prospettiva quella di un intervento dello Stato, o direttamente o indirettamente tramite fondi sovrani, a parte il rischio che non potrebbe escludersi che a breve o medio termine si apra la strada a interventi di importanti gruppi stranieri”.

Per cercare di strappare condizioni meno penalizzanti sono già iniziati incontri con Bankitalia, che dal primo novembre sarà guidata da Ignazio Visco al posto di Mario Draghi, nuovo presidente della Bce.

“La discussione sui cashes è in corso. Sulla tempistica non posso dire nulla”, ha detto Ghizzoni alla domanda su come vadano i colloqui con l‘autorità di vigilanza sulla qualità necessaria per i cashes per poter essere computati nel core Tier1.

(ha contribuito Giuseppe Fonte)

(Redazione Roma, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 06 85224352, Reuters Messaging: paolo.biondi.reuters.com@reuters.net)

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