5 maggio 2009 / 14:58 / 9 anni fa

PUNTO 1- Paradisi fiscali, Italia ragiona su misure - Tremonti

BRUXELLES, 5 maggio (Reuters) - L‘Italia sta studiando alcune misure per combattere l‘evasione fiscale agendo contro i paradisi fiscali sul solco dell’“assedio” lanciato dal G20 di Londra.

Lo ha affermato il ministro dell‘Economia Giulio Tremonti dicendosi convinto che l‘epoca del segreto bancario sia finita, nonostante la tutela attualmente garantita dall‘ordinamento europeo e i forti interessi di alcuni paesi Ue a preservarlo.

Parlando al termine della riunione del Consiglio Ecofin Tremonti ha spiegato che sul tema i ministri ritorneranno il prossimo mese, quando si discuterà anche un documento di buona pratica fiscale.

“L‘evasione sta in piedi anche per il fatto che la refurtiva la puoi mettere al sicuro e hai una direttiva europea che la protegge. Credo che una delle vie per battere l‘evasione sia quella di eliminare il comodo rifugio”, ha detto Tremonti.

“Credo che sia arrivato il momento che ogni paese faccia un po’ per conto suo. Noi stiamo studiando azioni per far valere la sovranità fiscale, che resta nazionale”.

Il ministro ha definito “importante” il documento di stretta sui redditi prodotti all‘estero dalle società Usa, sottolineando che l‘amministrazione Usa punta anche a livellare la concorrenza fiscale mentre in Europa il sistema si basa anche sui “differenziali fiscali”.

“Fermi i differenziali, ci sono bulloni del sistema che possono essere stretti”, ha detto Tremonti.

“Noi stiamo lavorando ... (per) incrementare profilo di attenzione fiscale su redditi prodotti in paradisi fiscali”.

“Per esempio una delle norme cui stiamo lavorando è che se il capitale è in un paradiso fiscale si presume sia prodotto di evasione salvo prova contraria”.

Un‘altra ipotesi di lavoro per Tremonti è quella di “incrementare la punibilità” se il prodotto dell‘evasione è all‘estero e non in Italia. In questo caso ci sarebbe un aggravamento della sanzione ordinaria.

Infine si potrebbe richiedere alle imprese una lista delle società estere ed esigere spiegazioni sul perché di determinate sedi.

Il ministro ha definito “molto sensata” la possibilità che l‘Italia compili una propria lista di paradisi fiscali.

In Europa, ha spiegato Tremonti, la regola dell‘unanimità intralcia i progressi sul tema del segreto bancario, che tocca direttamente paesi come il Lussemburgo, la cui posizione nella riunione odierna si è mostrata “difensiva, problematica”. Un altro discorso è poi quello della Svizzera che è al di fuori dell‘Unione.

Per quanto riguarda il segreto bancario, le vie d‘azione sono quella della pressione tra paesi e quella interna a ciascuno stato e diretta contro gli evasori.

“Sono davvero convinto che il tempo del segreto bancario sia finito”, ha detto Tremonti.

“Per uscire dal regime transitorio della direttiva Ue sul risparmio [che riconosce il segreto bancario] ci vuole l‘unanimità, ma penso che ne verremo fuori”, ha aggiunto.

Tremonti si è detto anzi convinto che tali sono le pressioni su questo tema che il regime attuale sancito dalla direttiva sul risparmio, in vigore fino al 2014, verrà superato prima di quella data.

“Il tentativo ora è di arrivare a una soluzione tutti insieme esercitando un crescendo di pressioni”, ha detto Tremonti.

“Noi vogliamo agire a tutti i livelli: da paese a paese, con le pressioni che si possono esercitare stante il vincolo dell‘unanimità, poi sui contribuenti-evasori. Nulla impedisce che si agisca per legge interna”.

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