4 novembre 2008 / 14:55 / 9 anni fa

PUNTO 5 - Banche, misure per sostegno credito a imprese-Tremonti

(aggiunge dettagli)

di Valentina Za e Stefano Bernabei

BRUXELLES/ROMA, 4 novembre (Reuters) - Per venire in aiuto alle imprese che rischiano di vedersi chiudere i rubinetti del credito bancario, il governo italiano sta studiando misure di intervento sulle banche sul modello di quanto operato da altri Paesi europei che hanno sottoscritto, per esempio, obbligazioni perpetue.

A dirlo è il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, al termine del consiglio Ecofin, senza specificare quando il provvedimento potrebbe vedere la luce.

“Se facciamo un secondo provvedimento [sulle banche] si chiamerà finanziamento alle imprese e sarà al servizio di questo obiettivo”, ha detto Tremonti.

Lo scopo, ha ribadito il ministro, non è di aiutare le banche ma di evitare che, “in un contesto di recessione, le banche stringano i cordoni del credito e strangolino l‘economia”.

Il sostegno all‘economia reale “passa attraverso le banche perché i governi non finanziano direttamente le imprese”, ha spiegato.

“Gli strumenti tecnici sono quelli già introdotti da alcuni paesi europei, come Olanda e Belgio, perché sono quelle le forme riconosciute dalla Commissione europea come adatte”, ha precisato il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli in risposta a una domanda sulle possibili forme tecniche di un intervento.

In Europa gli interventi di ricapitalizzazione statale delle banche hanno assunto, tra gli altri, la forma delle obbligazioni subordinate perpetue (Francia) o convertibili (Olanda).

“Stiamo studiando le forme tecniche, faremo qualcosa di euro-compatibile”, ha detto Tremonti aggiungendo che il governo garantirà trasparenza e convenienza dell‘intervento per le casse dello Stato.

“Se ci sarà il provvedimento [...] sarà trasparente [...] e sarà vantaggioso per il governo perché lo faremo pagare alle banche e quello che prenderemo lo restituiremo”, ha affermato Tremonti.

“Sarà totalmente trasparente, ci sarà un rendiconto al Parlamento di dove vanno i soldi e se i banchieri lo vogliono dovranno anche applicare un codice etico”.

I margini di azione della politica economica in generale sono peraltro ridotti dal pesante vincolo del debito pubblico italiano cui il governo presterà “fortissima attenzione”.

Sulla tempistica di un eventuale provvedimento, Tremonti non ha risposto a chi chiedeva se ci sarà in settimana un consiglio dei ministri. Una riunione non è stata ancora convocata e appare difficile lo sia nei prossimi giorni per gli impegni internazionali del premier Silvio Berlusconi.

LE BANCHE VOGLIONO UN FONDO DA ALMENO 20 MLD

Secondo fonti bancarie interpellate da Reuters servirebbe un fondo da almeno 20 miliardi di euro con cui lo Stato potrebbe sottoscrivere e garantire prestiti obbligazionari convertibili emessi dalle banche che in tal modo potrebbero aumentare il Core Tier 1 e immettere più risorse nel circuito del credito.

“Ora il governo preme perché si fissi all‘8% il livello richiesto per il Core Tier 1, ma per questo servono i soldi e non si può certo pensare che vengano da una rinuncia ai dividendi”, ha detto una fonte.

Secondo un‘altra fonte, il messaggio delle banche, compatte come non mai, al governo è che “non si trova alcuna soluzione se non c’è l‘accordo anche delle banche e il problema oggi non è salvare le banche, che non hanno problemi patrimoniali, ma fare in modo che sia garantito il credito al Paese”.

Una soluzione allo studio è quella di “un prestito convertibile, non perpetuo, ma con una determinata scadenza”.

Secondo alcuni giornali il provvedimento doveva già essere varato la scorsa settimana. Per alcune fonti il problema principale è il reperimento dei 20 miliardi richiesti e per altri la definizione della platea di banche che ne beneficerebbe: le prime 8-10 quotate in prima battuta, poi le altre.

In attesa di trovare le risorse e stabilire a chi andranno, si discute ancora sulle modalità tecniche: se, come vogliono le banche, tempi e modi di conversione debbano per esempio essere lasciati alla banca emittente, secondo una soluzione già adottata dall‘Olanda, oppure se, come converrebbe di più al governo, debba essere lo Stato (che garantisce l‘obbligazione) a decidere i modi della conversione. Fissate le condizioni e trovati i fondi pubblici, “ogni banca potrà a quel punto decidere di quante munizioni ha bisogno per programmare la sua capacità di erogazione di credito e di conseguenza chiedere un prestito di un certo ammontare”, ha spiegato una fonte.

“Tutti dovranno poter accedere a questa soluzione e se poi qualcuno dice che non ne ha bisogno poi si trova in difficoltà, a quel punto ha ragione Tremonti ad intervenire”.

La soluzione più dura, quella di un possibile ingresso temporaneo del Tesoro nel capitale di una banca, resterebbe quindi l‘extrema ratio nelle mani del ministro dell‘Economia.

Il ministro ha ribadito ancora una volta oggi che la politica non ha alcun interesse a una commistione con il sistema bancario e che il governo non intende “salvare i banchieri”.

Un dettaglio non secondario riguarda anche l‘impegno che si assumeranno le banche che emettono questo tipo di prestito.

“In Francia è stato anche stabilito di quanto debbano aumentare le erogazioni di credito; l‘Olanda ha deciso di non mettere nero su bianco questa indicazione”, spiega la fonte.

La differenza non è di poco conto dal punto di vista del governo. Impegnare le banche che chiedono questo prestito ad aumentare per esempio di un 3-4% le erogazioni significa far dire al governo che con i 20 miliardi presi dalle casse pubbliche si è attivato credito a famiglie e imprese magari per centinaia di miliardi di euro. Non più un costo per i cittadini ma una operazione a saldo positivo per il Paese.

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