24 giugno 2008 / 18:06 / 9 anni fa

Manovra, dopo 6 giorni pubblicato Dpef, ma non ancora decreto

ROMA (Reuters) - A sei giorni dall‘approvazione in Consiglio dei ministri della manovra triennale è finalmente comparso il Dpef 2009-2013 depositato oggi pomeriggio dal ministero dell‘Economia in Parlamento e pubblicato anche sul sito del Tesoro.

<p>Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. REUTERS/Max Rossi</p>

Resta invece ancora sconosciuto il decreto legge che anticipa parte della Finanziaria ed il disegno di legge collegato. Non sono stati quindi ancora svelati diversi degli interrogativi rimasti irrisolti questi giorni e che il Dpef dipana solo in parte, dovendo per necessità riferirisi alle sole indicazioni programmatiche (che risultano comunque più corpose di quanto annunciato: si era parlato di un documento di 20-30 pagine, mentre è composto da 54 pagine, compresa una corposa introduzione).

E’ evidente che il lavoro attorno ai testi, in particolare, attorno al decreto legge è stato molto più problematico di quanto i 9 minuti e mezzo di dibattito al Consiglio dei ministri di mercoledì 18 giugno lasciassero prevedere.

Secondo quanto riferito a Reuters da fonti politiche, il decreto è attualmente alla firma del Quirinale che ha chiesto però delucidazioni al Tesoro su alcuni punti considerati dirimenti e sui quali non sono al momento ancora giunti i chiarimenti richiesti.

Bisognerà quindi attendere almeno fino a domani, sempre che il Quirinale consideri esaustive le risposte o non chieda ulteriori correzioni che prolunghino il lavoro di correzione ai testi attuato in questi giorni dai tecnici del Tesoro. In pratica dunque i dettagli dei provvedimenti sono stati stesi dopo il Consiglio dei ministri che ne ha solo approvato le linee generali.

Sulla complessità del lavoro di stesura post approvazione dei testi polemizza il centro studi guidato dagli ex ministri del Pd Pierluigi Bersani e Vincenzo Visco, il Nens.

Secondo il Nens il “plauso” di taluni commentatori verso il decisionismo del governo nell‘approntare la manovra triennale sarebbe fuori luogo perché “si limita a svuotare la funzione del Parlamento, aggirando regole che sono certamente da cambiare ma che sono tuttora in vigore”.

La nota rileva che “le misure che vanno ora all‘esame del Parlamento, con decreto e disegno di legge, sono state calate al di fuori di qualsiasi quadro programmatico e senza che il Parlamento abbia avuto la possibilità di valutarne la pertinenza e l‘efficacia rispetto ad obiettivi che lo stesso governo è chiamato a fissare e che ancora non ha illustrato. Al contrario, sarà il Dpef in questo modo a recepire i contenuti del decreto e del disegno di legge approvati prima della sua emanazione. Il quadro generale insomma è stato disegnato e discusso dopo e non prima delle manovre concrete. Si configura, quindi, non il benefico effetto di semplificazione e di snellimento delle procedure che tutti auspicano, ma un‘azione che sottrae al Parlamento il diritto di indicare con la risoluzione al Dpef i limiti e i contenuti di massima che deve avere della manovra di bilancio. Non è una dunque questione di forma, ma di sostanza”.

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