10 giugno 2008 / 10:53 / 9 anni fa

Pensioni, no a super-Inps, 3,5 mld da razionalizzazioni-Sacconi

ROMA, 10 giugno (Reuters) - Il governo esclude la fusione di Inps, Inail e Inpdap ma ragiona su un accorpamento degli enti minori al fine di ottenere i risparmi per 3,5 miliardi in dieci anni previsti dal governo di centro sinistra nell‘ambito della riforma previdenziale.

Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ribadendo che pur considerando un errore la sostituzione dello scalone previdenziale con gli scalini, la norma non sarà modificata. Si sta, tuttavia, lavorando per monitorare la spesa previdenziale nel medio-lungo periodo.

“E’ esclusa l‘ipotesi del super-ente perché le mission di Inps, Inail e Inpdap sono differenti, basti pensare al fatto che l‘Inail è un ente assicurativo. L‘ipotesi sulla quale si ragiona è invece quella di un accorpamento degli enti minori (Ipsema, Ipost, Inam, Enpals)”, ha detto Sacconi in una audizione parlamentare.

Per quanto riguarda i tre grandi enti previdenziali il governo presenterà un piano industriale di razionalizzazione dei costi operativi.

L‘obbiettivo, ha spiegato Sacconi, è quello di realizzare “almeno i 3,5 miliardi di rispami in dieci anni previsti dal ddl del governo Prodi [dall‘accorpamento degli enti] e se possibile anche di accelerare e ampliare il risparmio”.

TAVOLO PER USURANTI

Al termine dell‘audizione, il ministro ha precisato che l‘idea del super-Inps era stata accantonata già dalla Ragioneria dello Stato e dagli adviser del precedente ministro del Lavoro, Cesare Damiano. “Il super-Inps costa più di quanto proporzionalmente faccia risparmiare”, ha detto motivando l‘orientamento ad accorpare gli enti piccoli.

Sacconi ha poi parlato della necessità di una “applicazione” tempestiva dei coefficienti di trasformazione e di una revisione della platea dei lavori usuranti come ulteriori misure necessarie per stabilizzare nel medio-lungo periodo la spesa previdenziale sul Pil.

In particolare sugli usuranti, il ministro ha detto: “Riapriremo un tavolo poiché l‘attuale definizione di lavoro notturno si presta ad un comportamento collusivo fra le parti ai danni dei bilanci Inps”.

La delega del governo sui lavori usuranti è scaduta il 31 maggio e la norma dovrà essere inserita in un nuovo provvedimento legislativo al fine di consentire a coloro che sono impiegati in tali attività di andare in pensione con il vecchio sistema (57 anni di età e 35 di contributi) senza l‘applicazione degli scalini che innalzano gradulamentel‘età per il ritiro dal lavoro.

Sacconi ha poi sottolineato la necessità di “dare un impulso molto più forte alla previdenza complementare ragionando sugli elementi di ritardo” nel decollo del secondo pilastro previdenziale.

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