November 27, 2019 / 12:11 PM / 13 days ago

Eni Nigeria, Tribunale ammette nuovo "Victor", presunto testimone consegna denaro

MILANO, 27 novembre (Reuters) - Il Tribunale di Milano, davanti al quale si celebra il processo sulle presunte tangenti Eni e Shell in Nigeria, ha ammesso oggi come testimone un secondo “Victor”, ex funzionario della sicurezza del presidente nigeriano teste chiave dell’accusa, dopo che un primo ex funzionario era stato ascoltato in un’udienza a gennaio.

La difesa dell’ex manager di Eni Vincenzo Armanna, in questo processo co-imputato e allo stesso tempo accusatore, ha individuato come vero testimone il secondo ex funzionario, che verrà interrogato il 18 e il 19 dicembre, precisando che la persona sentita a gennaio sarebbe in realtà stata convocata per un possibile errore di identificazione.

I giudici dovranno però stabilire con quale modalità sentirlo perché l’ex membro delle forze di sicurezza nigeriane, il cui nome in realtà non è Victor Nawfar come indicato in precedenza da Armanna, ma Isaac Chinonyerem Eke, ha chiesto in una lettera di essere ascoltato a volto coperto e senza giornalisti in aula.

La difesa di Eni, insieme a quelle dei manager imputati della società, si era opposta alla nuova convocazione depositando una memoria in cui si sottolineava, fra l’altro, il problema della certa identificazione del testimone.

La convocazione era stata invece richiesta dalla difesa di Armanna e, successivamente, dalla procura di Milano.

All’udienza del 23 gennaio scorso aveva preso parte in videoconferenza dalla Nigeria un funzionario identificato come Victor Nwafor, che però aveva negato di aver mai conosciuto Armanna e aveva smentito anche quanto l’ex manager aveva messo a verbale in indagini preliminari come informazioni riferite dal funzionario.

Armanna, all’epoca dei fatti project leader nella operazione di acquisizione del campo petrolifero Opl-245, aveva messo a verbale ai pm milanesi che Victor, definito il responsabile delle guardie del corpo del presidente nigeriano, gli aveva riferito che 50 milioni di dollari contenuti in due trolley erano stati consegnati nel 2011 per essere “retrocessi” al top management Eni.

Victor gli aveva anche detto chi fossero i politici nigeriani destinatari delle tangenti e aveva aggiunto di aver assistito a un incontro nella residenza presidenziale nigeriana fra l’allora capo dello stato Jonathan Goodluck e l’ex AD di Eni Paolo Scaroni, fra gli imputati, insieme all’attuale AD Claudio Descalzi, del processo in corso.

Tutte ricostruzioni che sono state negate da tutti gli imputati.

Emilio Parodi, in redazione a Milano Gianluca Semeraro

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