November 21, 2019 / 10:47 AM / 19 days ago

Ocse vede crescita globale a minimi dieci anni, biasima esitazione governi

PARIGI, 21 novembre (Reuters) - L’economia mondiale sta crescendo al ritmo più lento dalla crisi finanziaria, con i governi che hanno lasciato alle banche centrali il compito di spingere gli investimenti, dice l’Ocse in un aggiornamento delle sue previsioni.

L’economia mondiale si avvia quest’anno e il prossimo verso una crescita del 2,9%, ai minimi di un decennio, si legge nell’Economic Outlook nel quale l’istituto parigino ha tagliato le stime di crescita per il 2020 dal precedente 3% di settembre.

Come magra consolazione, per il 2021 il Pil è indicato +3%, ma solo al netto di molteplici rischi, dalla guerra dei dazi al brusco e inaspettato rallentamento dell’economia cinese.

La questione più preoccupante, tuttavia, è l’esitazione dei governi di fronte a problemi globali come il cambiamento climatico, la digitalizzazione delle economie e il venir meno dell’ordine multilaterale emerso dopo la caduta del comunismo.

“Sarebbe uno sbaglio strategico considerare questi cambiamenti come fattori temporanei gestibili semplicemente con misure monetarie o fiscali: sono strutturali”, scrive nel report il chief economist dell’Ocse Laurence Boone.

Senza una chiara direzione di marcia su queste questioni, “l’incertezza continuerà a incombere, danneggiando le prospettive di crescita”, ha aggiunto.

Tra le maggiori economie, la crescita degli Stati Uniti è stata stimata al 2,3% quest’anno, in calo rispetto al 2,4% di settembre, con lo stimolo fiscale dovuto al taglio delle imposte nel 2017 ormai scemato, e in un contesto di debolezza dei suoi partner commerciali.

Considerando la crescita del 2% nel 2020 e nel 2021 per la maggiore economia mondiale, l’Ocse ha detto che ulteriori tagli ai tassi d’interesse sarebbero giustificabili solo in caso di un indebolimento del trend.

Per la Cina, seguita dall’Ocse pur non facendone parte, si prevede una crescita marginalmente superiore nel 2019 rispetto alle stime di settembre, al 6,2% anziché al 6,1%.

Tuttavia, Pechino continuerà a perdere terreno nel 2020 e nel 2021, con il Pil rispettivamente a +5,7% e +5,5%, a causa delle tensioni commerciali e del graduale ribilanciamento delle attività, spostando il focus dalle esportazioni all’economia interna.

Nella zona euro, la crescita è stimata all’1,2% nel 2019 e all’1,1% nel 2020, in rialzo per entrambi gli anni di 0,1 punti percentuali rispetto alle previsioni di settembre, ed è stimata all’1,2% nel 2021.

In Italia, ha detto Boone, per sostenere la crescita “è cruciale avere certezze e un clima positivo per gli investimenti, non solo pubblici ma anche privati”.

L’Ocse ha avvisato che il rilancio del programma di acquisto dei bond da parte della Bce avrà un impatto limitato senza un aumento degli investimenti da parte dei Paesi della zona euro.

Per la Gran Bretagna, le aspettative rispetto a settembre sono leggermente migliorate, grazie al rinvio della prospettiva di una imminente uscita dall’Unione Europea. La stima di crescita è salita all’1,2% per quest’anno dal precedente 1%, all’1% nel 2020 (da 0,9%) e all’1,2% nel 2021.

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