June 26, 2019 / 4:44 PM / 6 months ago

Eni-Shell Nigeria, ex ambasciatore russo Agaev denuncia pressioni da pm

MILANO, 26 giugno (Reuters) - Ednan Agaev, ex ambasciatore russo in Colombia nonché attualmente fra gli imputati di corruzione internazionale nel processo in corso a Milano sulle presunte tangenti Eni e Shell in Nigeria, ha detto oggi in aula ai giudici di aver subito pressioni in occasione del suo interrogatorio in procura nel 2016, precisando: “Sono un ambasciatore di una grande potenza e quindi pretendo rispetto”.

Agaev — che nel processo è imputato in relazione alle sue attività di intermediazione fra Shell e l’ex ministro del Petrolio nigeriano e poi proprietario della società Malabu, Dan Etete — per spiegare una parziale ritrattazione delle sue dichiarazioni rese durante l’inchiesta, ha detto che all’epoca fu messo sotto pressione dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale.

“Era estremamente aggressivo, estremamente minaccioso. Gli ho anche dovuto ricordare che sono l’ambasciatore di una grande potenza”, ha dichiarato ai giudici dopo diverse ore di interrogatorio.

A provocare la sua precisazione, il fatto che il pm De Pasquale gli aveva appena contestato in aula una parziale ritrattazione a proposito dei 400 milioni di dollari, che, secondo Agaev, Etete aveva detto di dover pagare a ‘troppe persone, anche parlamentari e senatori, che mi hanno aiutato nella battaglia per [il giacimento] Opl-245’.

Nel verbale di interrogatorio del 2016 Agaev aveva però citato, oltre ai parlamentari nigeriani, anche l’allora ministro della Giustizia Mohammed Bello Adoke. Nome, ha detto oggi Agaev, che avrebbe fatto però per colpa delle presunte pressioni.

Il pm De Pasquale, dopo aver detto di essere molto dispiaciuto, ha chiesto però all’imputato come mai allora non avesse sottolineato e registrato la cosa, visto che era ovviamente assistito da un avvocato, e perché non abbia deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.

In Italia, va ricordato, gli imputati non hanno l’obbligo di dire la verità, come invece i testimoni, e possono avvalersi della facoltà di non rispondere.

Il resto del lungo interrogatorio, ha visto diverse volte il pm contestare all’imputato alcune parziali ritrattazioni sia rispetto ai verbali davanti all’FBI, sia rispetto a quelli in procura.

Agaev ha comunque fra le altre cose ribadito che il presunto mediatore Emeka Obi era considerato il tramite per l’Eni.

Il nome di Agaev era stato al centro del processo anche nel dicembre scorso, quando i pm rivelarono in aula che in modo piuttosto irrituale il ministero degli Esteri russo aveva scritto una lettera alla Farnesina per chiedere all’Italia di essere “ragionevole” con l’ex ambasciatore.

Agaev comunque, come tutti gli altri imputati, respinge ogni addebito.

Il procedimento in corso a Milano vede imputate le società Eni e Shell e altre 13 persone fra le quali l’AD Eni Claudio Descalzi (nella sua veste, all’epoca dei fatti, di direttore generale della divisione Exploration e Production), l’ex AD Paolo Scaroni e l’ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione di Shell, Malcolm Brinded.

L’accusa ipotizza il pagamento di tangenti per 1,092 miliardi su 1,3 miliardi di dollari versati nel 2011 da Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo petrolifero Opl-245. Il periodo dei fatti contestati va dall’autunno 2009 al 2 maggio 2014.

Tutti gli imputati hanno sempre respinto le accuse, sottolineando che il prezzo dell’acquisto fu versato su un conto ufficiale del governo di Lagos e che il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti, in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro Etete), era al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti.

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