November 30, 2018 / 12:00 PM / 13 days ago

Ambizioni Italia su droni si schiantano su crisi Piaggio Aerospace

* Piaggio Aerospace è controllata dal fondo Mubadala di Abu Dhabi

* Compete con concorrenti Usa e israeliani

* Abu Dhabi ha cancellato un ordine di otto droni

di Giulio Piovaccari e Stanley Carvalho

MILANO/ABU DHABI, 30 novembre (Reuters) - L’unico produttore di droni militari in Europa, Piaggio Aerospace, ha perso il suo unico cliente e rischia il fallimento, smontando le ambizioni italiane di sfidare i concorrenti Usa e israeliani in un settore in forte crescita.

I principali rivali di Piaggio, controllata del fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala, sono infatti le società Usa General Atomic, Northrop Grumman e Lockheed Martin e le israeliane Elbit Systems e Israeli Aerospace Industries (IAI).

Le stime sul mercato dei droni militari spaziano tra i 6 e i 10 miliardi di dollari per il 2018, ma tutti gli analisti concordano nel prevedere una rapida crescita nei prossimi dieci anni.

All’inizio del mese gli Emirati Arabi Uniti hanno cancellato, tramite la controllata pubblica per la Difesa Adasi, un ordine a Piaggio Aerospace di otto droni P1HH. Un portavoce di Mubadala ha spiegato che la decisione è stata causata da “ritardi e mancanze rispetto ai piani concordati”.

Secondo una fonte vicina alla vicenda l’ordine valeva 400 milioni di euro, compresi i costi di sviluppo sostenuti dalla società italiana.

Non è stato possibile raggiungere Adasi per un commento, mentre Piaggio Aerospace non ha voluto commentare.

Piaggio Aerospace aveva già costruito quattro degli otto droni nel suo stabilimento di Albenga quando è arrivata la cancellazione dell’ordine, raccontano due fonti sindacali.

Si tratta dei primi droni mai prodotti dalla società ligure ed era previsto fossero consegnati all’aeronautica degli Emirati Arabi in gennaio.

Piaggio Aerospace, che produce anche jet privati e ha un contratto di manutenzione motori con l’aeronautica militare italiana, ha recentemente presentato istanza al ministero dello Sviluppo economico per accedere alla procedura di amministrazione straordinaria. Un incontro sul futuro dell’azienda è in agenda il 7 dicembre al ministero, che ha avviato le procedure per la nomina di un commissario straordinario.

La società ha spiegato di non essere più finanziariamente sostenibile dopo che le condizioni del piano di rilancio del 2017 non si sono concretizzate. Sono a rischio più di 1.100 posti di lavoro.

La sua crisi potrebbe lasciare l’Europa con un solo altro progetto di produzione di droni, quello del consorzio paneuropeo EuroMALE, sostenuto dai governi tedesco, francese, italiano e spagnolo tramite Airbus, Dassault Aviation e Leonardo. I suoi droni però non dovrebbero entrare in servizio prima del 2025.

L’AD di Leonardo Alessandro Profumo ha detto alcuni giorni fa di guardare con attenzione agli sviluppi di Piaggio Aerospace, vista la sua importanza in settori strategici e la sua collaborazione con l’aeronautica italiana.

Piaggio Aerospace deve a Leonardo oltre 100 milioni di euro per la fornitura di componenti per i suoi droni.

Elbit Systems e IAI non hanno voluto commentare sulla vicenda.

DIETRO CANCELLAZIONE ORDINE IRRITAZIONE EMIRATI CON ROMA

Mubadala ha spiegato di non vedere più le condizioni per finanziare Piaggio dopo i ritardi del governo italiano nell’effettuare un ordine da 766 milioni di 20 droni di nuova generazione P2HH, già deciso dal precedente esecutivo, riferiscono tre fonti.

La scarsa disponibilità del governo Lega-Cinque Stelle a investire nel settore della Difesa ha irritato gli Emirati, che si erano impegnati a piazzare a loro volta un altro ordine di pari entità di droni P2HH. Ordini che insieme a quello per gli otto P1HH dovevano garantire il rilancio della società italiana.

Il ministero della Difesa italiano non ha commentato.

Tuttavia secondo due fonti il lavoro di lobby del governo di Abu Dhabi per spingere Roma a procedere con l’ordine non è stato così intenso.

“Dal momento in cui Piaggio ha chiesto l’amministrazione straordinaria per insolvenza Mubadala non è più coinvolta nella gestione futura della società”, ha dichiarato un portavoce del fondo arabo.

“Si sono sentiti trattati poco seriamente e alla fine hanno deciso di ritirarsi”, dice una fonte.

(hanno collaborato Giulia Segreti e Steve Scherer a Roma, Tova Cohen a Tel Aviv)

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