November 23, 2018 / 2:03 PM / a month ago

Per banche e assicurazioni rischi rilevanti se proseguono tensioni su Btp - Bankitalia

ROMA, 23 novembre (Reuters) - Il forte aumento dei rendimenti dei titoli pubblici, che da maggio riflette le incertezze degli investitori sulle politiche economiche e di bilancio del governo, se durasse nel tempo aumenterebbe i rischi per la stabilità finanziaria del Paese.

Particolarmente esposte a rischi rilevanti sono banche e assicurazioni, secondo la Banca d’Italia nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso oggi.

Le banche hanno finora acquistato tra maggio e settembre titoli sovrani per un importo netto di 39 miliardi e due terzi di questo è valutato in bilancio al costo ammortizzato, cioè non a valore di mercato.

Per le banche, le tensioni sul mercato dei titoli di Stato si riflettono in un aumento del costo della raccolta, un minore ratio patrimoniale e in un calo della liquidità.

In giugno l’indice medio di copertura della liquidità (LCR) è calato a 159 e secondo una simulazione della Banca d’Italia un aumento di 100 punti della curva dei tassi dei titoli di Stato ridurrebbe l’indicatore a 133, sopra il minimo regolamentare di 100.

Entro il 2020 sono in scadenza bond delle banche per 110 miliardi.

Un aumento di 100 punti base lungo tutta la curva dei tassi dei titoli pubblici ridurrebbe il CET1 di 50 punti (40 per le banche significative, 90 per le meno significative).

Per le assicurazioni, che investono il 34% degli attivi in titoli di Stato, l’esposizione è particolarmente elevata.

La simulazione di Bankitalia di un aumento di 100 punti base dei rendimenti dei titoli pubblici “ridurrebbe mediamente il valore dei fondi propri delle compagnie del 28%; tale effetto sarebbe verosimilmente ridotto dall’attivazione dell’aggiustamento per la volatilità (volatility adjustment)”, previsto da Solvency II.

CESSIONI SOFFERENZE ANCHE DA BCC E POPOLARI

Il flusso di nuovi crediti deteriorati in rapporto al totale dei prestiti in bonis ha toccato un minimo dal 2006 nel secondo trimestre, ora all’1,7%.

Nel primo semestre dell’anno le banche italiane hanno ridotto del 13% la consistenza dei crediti deteriorati lordi, a 225 miliardi, in gran parte per le cessioni pari a 20 miliardi contro i 42 dell’anno prima.

Dopo il 30 giugno sono state già chiuse, o si chiuderanno entro fine anno, operazioni per circa 20 miliardi, dice Bankitalia. Banche più piccole hanno seguito la strada di cessioni con cartolarizzazioni multi-originator ed entro fine anno 150 Bcc dovrebbero chiudere operazioni per 5 miliardi, “metà di quello programmato dal complesso delle banche meno significative per il 2018”.

Poi altri 1,7 miliardi di cessioni verrebbero da un’operazione che coinvolge 14 intermediari, dice Bankitalia, prevalentemente piccole banche popolari, entro i primi mesi del 2019.

(Stefano Bernabei)

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