October 30, 2018 / 12:05 PM / a month ago

PUNTO 1-Italia, Pil fermo in trim3 complica piani governo

* Crescita congiunturale nulla dopo +0,2% trim2, attese +0,1%

* Crescita Pil tendenziale frena a 0,8% da 1,2%, attesa +0,9%

* Economisti vedono 2018 a +1%, sotto target 1,2% governo

* Pesa debolezza industria, incognita export (aggiunge commenti, contesto)

di Elvira Pollina e Valentina Consiglio

MILANO/ROMA, 30 ottobre (Reuters) - L’economia italiana ha rallentato il debole ritmo di espansione fino ad azzerarlo in termini congiunturali nel terzo trimestre di un anno che si avvia a chiudersi con una crescita intorno a 1%, dunque più bassa del target di 1,2% indicato dal governo.

“A questo punto per l’intero 2018 prevediamo una crescita destagionalizzata dell’1%. Anche un +0,2% nel quarto trimestre non modificherebbe il dato annuo”, commenta Loredana Federico, economista di UniCredit.

La deludente stima preliminare del Pil del terzo trimestre rende ancora più stretta la strada imboccata dall’esecutivo M5S-Lega.

Il governo ha sfidato la Commissione Ue e i mercati finanziari con una manovra che aumenta il deficit strutturale, per finanziare misure come il reddito di cittadinanza e l’ammorbidimento dei criteri per l’accesso alla pensione, e che nell’idea del governo dovrebbero ridurre un rapporto debito/Pil superiore al 130%.

Commentando i dati Istat, il premier Giuseppe Conte ha escluso cambiamenti nella legge di Bilancio, confermando il deficit al 2,4% del Pil che, ha assicurato, resta come tetto massimo per il 2019.

Ma oltre che da una dinamica della crescita che si sta rivelando peggiore delle attese, l’obiettivo del calo del debito è messo a rischio anche dall’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato.

La prospettiva di un aumento del ricorso all’indebitamento ha infatti spinto i costi di finanziamento di Roma ai massimi da cinque anni. Questo potrebbe portare ad una stretta delle condizioni di finanziamento da parte degli istituti di credito, i quali nei loro portafogli hanno 380 miliardi di euro di titoli di Stato, oltre a fare emergere lacune di capitale.

Venendo ai dati diffusi da Istat, nel periodo luglio-settembre il Pil italiano ha registrato una variazione nulla dopo l’espansione di 0,2% segnata nei tre mesi precedenti, mentre la mediana delle attese degli economisti interpellati da Reuters in un sondaggio prospettava una crescita di 0,1%.

In frenata anche il tasso di crescita tendenziale, attestatosi 0,8% da 1,2% dei tre mesi al 30 giugno, contro +0,9% delle attese.

Dalla indicazioni fornite da Istat nel comunicato emerge come la produzione industriale sia stato un driver negativo, che servizi e agricoltura non sono riusciti a compensare, mentre dal lato della domanda viene segnalato un contributo nullo sia della componente nazionale che della componente estera netta.

“E’ possibile che la debolezza della produzione industriale si sia riflessa soprattutto sulle scorte, di cui c’è stato un probabile decumulo, mentre i consumi delle famiglie restano tendenzialmente deboli”, commenta Paolo Pizzoli, economista di Ing.

A pesare sulla produzione e sull’export è la debolezza della domanda mondiale, colpita dalla disputa sul commercio internazionale tra Stati Uniti e Cina.

La variazione acquisita del Pil per il 2018, dice l’ufficio di statistica che parla di “stagnazione” e “pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni”, è pari a +1%.

“È chiaro che l’economia italiana sta rallentando e che la stima della crescita del governo per il 2019, dell’1,5%, a questo punto sembra molto ottimistica”, osserva Nicola Nobile, economista di Oxford Economics. Di conseguenza, anche il target del deficit nominale 2019 al 2,4% del Pil appare a rischio.

Nelle stima di Pizzoli, il Pil italiano dovrebbe crescere di 1,1% l’anno prossimo. “Mi aspetto un marginale effetto propulsivo della manovra da consumi e spesa pubblica, compensato però dall’impatto negativo dell’impatto della trasmissione dei tassi d’interesse più alti alla componente privata. Secondo l’economista, l’approccio adottato dal governo alle critiche e ai dubbi sulla manovra — ovvero la promessa di non violare il 2,4% del deficit, dilatando i tempi d’implementazione delle misure (come per il reddito di cittadinanza), rischia anche di eliminarne anche il piccolo impatto espansivo.

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