October 27, 2018 / 1:28 PM / a month ago

Mediobanca, maggioranza fondi in assemblea, nessuna proposta soci per 3% Generali

MILANO, 27 ottobre (Reuters) - I fondi crescono in Mediobanca e registrano la maggioranza assoluta di presenze nell’assemblea di bilancio, arrivando a circa il 52% pari a una quota sul capitale totale di circa il 35%.

Già l’anno scorso i fondi avevano superato in assemblea la quota vincolata al patto di sindacato con una porzione del capitale totale pari al 29,6% contro il 28,65% dei soci stabili.

Proprio il patto di sindacato, presente nell’azionariato della banca da 60 anni, si scioglierà dall’1 gennaio prossimo dopo la disdetta a sorpresa di Vincent Bolloré e la discesa sotto la soglia minima prevista del 25%. Si lavora a un patto “light” sul 20% che duri due anni fino al rinnovo del consiglio.

Piazzetta Cuccia assume quindi sempre più la fisionomia di public company avanzando in quel processo di “darwinismo bancario” ineluttabile di cui più volte il Ceo Alberto Nagel ha parlato e che non riguarda soltanto la composizione dell’azionariato ma anche la struttura del business sempre più orientato sul risparmio gestito, il credito al consumo e il corporate banking e sempre meno dipendente dalle partecipazioni.

Sull’evoluzione del patto, “non possiamo che essere felici” se si formerà un accordo “light” ma in ogni caso “penso che gli azionisti a questi prezzi non avranno convenienza a vendere quindi comunque continueremo ad avere azionisti stabili”.

E su Bolloré, Nagel ricorda che “la sua presenza negli organi di Mediobanca sia diretta sia attraverso rappresentanti è stata sempre volta a favorire una crescita sana con molta attenzione ai rischi e ai profili di solidità”. “Crediamo che la collaborazione continuerà e che non sia venditore della quota, men che meno a questi livelli”.

NESSUN SOCIO HA CHIESTO DI COMPRARE 3% GENERALI

Nel processo di trasformazione di Mediobanca, si inquadra anche l’intenzione di cedere il 3% di Generali, entro giugno 2019, che tuttavia “non è prescrizione né un obbligo” e nessuna operazione verrà effettuata “in perdita o a valori penalizzanti”, ha ribadito Nagel in assemblea.

“Dobbiamo però avere questa flessibilità perché se fosse possibile avere lo stesso utile del gruppo con un mix diverso cioè meno partecipazioni e più risparmio gestito migliorerebbe la percezione della solidità della banca”, ha spiegato Nagel ricordando che la quota Generali ha contribuito per 250 milioni all’utile dell’esercizio 2017-18 pari complessivamente a 864 milioni, quindi per oltre il 20%.

“Ci vogliamo sviluppare in alcuni business. In particolare nel wealth management pensiamo che ci saranno opportunità di crescita di taglia media o medio-grandi nei prossimi trimestri”, ha aggiunto precisando che non sono arrivate proposte di acquisto per il 3% di Generali né da Edizione né da UniCredit o da altri soci.

Edizione, holding della famiglia Benetton, ha nei mesi scorsi incrementato la sua quota in Generali al 3% rimpolpando il gruppo di azionisti italiani che vede schierati anche Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, molto attivi nelle ultime settimane avendo portato le rispettive partecipazioni al 3,51% e al 4,54%.

In primavera poi è previsto il rinnovo del Cda di Generali. Se il Ceo Philippe Donnet non sembra in discussione, anche in considerazione del fatto che il 21 novembre presenterà il nuovo piano triennale della compagnia, occorre riempire la casella del presidente visto che Gabriele Galateri ha superato i limiti d’età previsti dallo statuto.

Sull’ipotesi, lanciata da indiscrezioni stampa, di un cambio dello statuto per consentire a Galateri di fare un altro mandato, Nagel si è limitato a osservare che “oggi c’è uno statuto e va rispettato, se verrà cambiato si applicherà lo statuto cambiato”.

“Ma ci sono stati dei motivi precisi” per i quali è stato fissato un limite d’età, ha detto Nagel. “Tanto per citare un esempio ricordiamo cosa è successo alla presidenza Bernheim che si protratta ben oltre gli 80 anni e c’è stato imbarazzo e difficoltà da parte di tutti a dover rilevare che oltre una certa età una presidenza non avesse efficacia”.

PAYOUT SALIRA’ CON CAPITALE SOLIDO E RISULTATI SODDISFACENTI

Nagel si è poi soffermato sull’andamento del titolo osservando che “i risultati che la banca fa non sono oggi riflessi nella quotazione a causa del cambiamento dell’umore dei mercati sui titoli finanziari e sul rischio dei finanziari in Italia”.

Con i risultati del primo trimestre annunciati due giorni fa, Mediobanca si è dimostrata impermeabile alle fluttuazioni dello spread e dei titoli di stato ma “non siamo esenti dal macro, siamo nel macro e con il macro dobbiamo avere a che fare”, ha detto Nagel.

E sul payout per l’esercizio 2018-19 sottolinea che è compreso tra il 40 e il 50% degli utili e che “più il capitale è alto e più i risultati sono sopra una soglia di soddisfazione più restringiamo questa guidance e la portiamo tra 45 e 50%, quindi nella fascia alta”, ha spiegato ricordando che nell’esercizio concluso lo scorso giugno il payout è stato del 48%.

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