October 18, 2018 / 1:40 PM / 2 months ago

Leader Ue cercano di rafforzare eurozona mentre Italia mette in discussione regole

BRUXELLES, 18 ottobre (Reuters) - I leader dell’Unione europea sono oggi a confronto su come rendere la zona euro più resiliente alle crisi, un tema tornato a emergere con urgenza dopo la sfida lanciata dall’Italia, terza economia dell’area, sulle regole di bilancio Ue alla base della moneta unica.

I leader dei Paesi Ue – Regno Unito escluso – dovrebbero fare il punto sul processo di completamento dell’unione bancaria dell’eurozona e sull’assegnazione di nuovi poteri al fondo salva Stati (Esm) in vista delle decisioni che i 19 Paesi che condividono la moneta unica dovrebbero prendere a dicembre. “Cercheremo un input dai leader su temi come la capacità fiscale”, ha detto ai reporter il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno entrando al vertice.

“Vedo un interesse crescente in alcuni Stati membri su dossier specifici legati alla capacità fiscale, per esempio sul sistema di riassicurazione contro la disoccupazione”.

Le riforme al momento in discussione mirano a garantire che in caso di grave crisi bancaria la zona euro abbia risorse sufficienti per salvare banche in fallimento e prevenire default bancari stabilendo uno schema di garanzia sui depositi per l’area. L’Esm dovrebbe vedersi assegnati nuovi poteri di regolare monitoraggio delle economie così da essere pronto in ogni momento a intervenire con un programma di completo bailout basato su riforme in cambio di prestiti a basso costo nel caso un’autorità sovrana si trovi tagliata fuori dai mercati, eventualmente dopo aver gestito una ristrutturazione del debito. Il fondo dovrebbe inoltre avere la possibilità di prestare a condizioni minime ai governi dell’eurozona che abbiano condotto politiche economiche sane ma siano colpiti da crisi esterne esogene. L’ITALIA RENDE PIU’ DIFFICILE LA RIFORMA DELL’EUROZONA

Tutte queste discussioni, controverse sin dall’inizio toccando la corda della condivisione dei rischi finanziari, sono tuttavia rese ancor più difficoltose dall’Italia, il cui governo populista vuole finanziare maggiori spese e una riduzione delle tasse aumentando il deficit. L’Italia è seconda in Europa per rapporto debito/Pil e prima per i costi di servizio del debito e considerata la sua bassa crescita i funzionari temono che un aumento del debito porti a una nuova crisi come quella generata nel 2010 dalla Grecia che rischiò di distruggere l’eurozona. “Sono del tutto consapevole che l’atmosfera è più delicata che a giugno”, ha detto questa settimana il presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk, interrogato sugli effetti del piano fiscale italiano sul progetto di maggior integrazione dell’eurozona deciso all’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo. “Penso però che possiamo utilizzare il tempo di qui a dicembre per chiarire la posizione di alcuni Stati membri: il nostro obiettivo resta avere progressi visibili a dicembre”.

Funzionari della zona euro ammettono tuttavia in privato che i piani di Roma non hanno fatto che rafforzare l’opposizione da parte dei più scettici sulla condivisione dei rischi finanziari. “Ora si fa tutto più difficile – dice uno dei funzionari coinvolti nelle discussioni – Proprio nel momento in cui si discute dell’assicurazione sui depositi l’appetito per questo strumento si riduce. L’Italia è ora un buon argomento in più per non pensarci neppure; e Paesi come la Germania o l’Olanda che hanno sempre sostenuto che non ce ne sia alcun bisogno hanno ovviamente buon gioco ad utilizzarlo”.

I funzionari temono anche che l’Italia leghi il suo sostegno a qualsiasi decisione sia infine presa sull’approfondimento dell’integrazione della zona al via libera dell’Ue all’aumento del deficit nel bilancio 2019. Secondo le regole Ue, i Paesi altamente indebitati come l’Italia dovrebbero ridurre ogni anno le loro quote di deficit e debito, ma Roma sostiene che la maggior spesa in deficit porterà a una rapida crescita economica finendo per far scendere il debito in rapporto al Pil.

La Commissione respinge questa tesi, notando che la crescita risultante dovrebbe essere molto alta perché tale argomento regga e che ricorrere a più deficit per ridurre il debito non era la strada da seguire. “Se lo scontro s’intensifica, l’Italia potrebbe bloccare qualsiasi decisione al vertice: questo è il rischio reale – dice un funzionario – Questo non significherebbe la fine dell’Europa, ma sarebbe una delusione considerati tutti gli sforzi profusi sin qui sul tema”.

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