October 16, 2018 / 9:41 AM / in 2 months

Gasdotto Tap, lavori riprenderanno a breve, per governo con stop costi elevati

MILANO, 16 ottobre (Reuters) - Riprenderanno fra oggi e domani, dopo la pausa estiva, i lavori al cantiere Tap di Melendugno, in provincia di Lecce, contestato dalla popolazione locale. E’ quanto riferisce un portavoce del consorzio, sottolineando che prima della realizzazione del microtunnel ad opera di Saipem, occorre posizionare le boe a mare per preparare il monitoraggio dei lavori in acqua e per sistemare il cantiere del terminale di ricezione a Melendugno.

Ieri una delegazione di parlamentari 5 stelle della Puglia, insieme al sindaco del comune dove approderà il gasdotto, sono stati ricevuti dal premier Giuseppe Conte. Dal vertice è emerso che lo stop all’infrastruttura avrebbe costi molto elevati in termini di penali, anche se verranno fatte ulteriori verifiche sulle procedure adottate per i lavori.

Palpabile la delusione dei No Tap che chiedono le dimissioni degli eletti del Movimento 5 stelle in Puglia, come lo stesso ministro per il Sud, Barbara Lezzi, se ricominceranno i lavori.

Secondo il vicesindaco di Melendugno, Simone Dima, “l’approfondimento a livello governativo non è stato completato, aspettano ancora di fare quello di tipo ambientale in virtù delle eccezioni che sono state sollevate nella riunione. Oggi tutta la documentazione evidenziata, che è carente in relazione di habitat marini protetti in località di San Foca, verrà analizzata”.

Tuttavia, se le procedure saranno valutate positivamente, la realizzazione dell’opera dovrà andare avanti, ha detto Conte alla delegazioni ieri sera, “anche perché sostengono che lo stop all’infrastruttura costi quanto o più della manovra economica”, spiega il vicesindaco.

Penali che ammonterebbero a circa 20 miliardi in caso di marcia indietro sul gasdotto che porterà a partire dal 2020 il gas azero in Puglia dopo avere attraversato Grecia, Albania e l’Adriatico.

Il sindaco, Marco Potì, ha detto che il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Andrea Cioffi, “calcola le penali in 20 miliardi come costo di abbandono e di risarcimento e se l’approdo fosse spostato a Brindisi, ci potrebbero essere 1,7-9 miliardi ulteriori per il ritardo di 2-3 anni nella realizzazione dell’opera”.

Secondo Potì, tuttavia, “non c’è la volontà di dare il via libera a Tap da parte del governo, ma c’e la volontà di cercare di trovare il modo per bloccare la Tap senza incorrere nelle penali o sanzioni. Secondo noi la quantifazione appossimativa fatta è da approfondire e da contestare: noi riteniamo che l’opera Tap non sia da bloccare perché il governo decide di abbandonare l’opera, ma perché le procedure della Tap sono state illegittime e condotte in maniera non regolare. Sono un po’ amareggiato, ma non demordiamo”.

(Giancarlo Navach)

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