October 12, 2018 / 8:04 AM / 2 months ago

Bce, nessun soccorso a Italia senza piano salvataggio Ue - fonti

NUSA DUA, 12 ottobre (Reuters) - La Banca centrale europea non potrà andare in soccorso dell’Italia, nel caso in cui il governo e le banche dovessero fronteggiare una crisi di liquidità, se non nel quadro di un piano di salvataggio da parte della Ue.

Lo riferiscono a Reuters cinque fonti autorevoli a conoscenza delle valuazioni dell’istituto centrale.

I mercati finanziari hanno spinto verso l’alto — ai massimi da oltre quattro anni — il costo di finanziamento del debito pubblico italiano, dopo la presentazione della legge di bilancio del governo guidato da Lega e Movimento Cinque Stelle, che devia dal percorso di consolidamento strutturale dei conti pubblici previsto dalla regole europee.

La mossa mette a rischio la riduzione del rapporto debito/Pil, che per Roma è pari 130,2%.

Le fonti, presenti agli incontri del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale in Indonesia, sostengono che l’Italia potrebbe ancora evitare una crisi se il governo tornasse sui suoi passi, ma l’esecutivo non dovrebbe contare sulla banca centrale per ammansire gli investitori o sostenere i propri istituti di credito.

Questo perché le regole europee non consentono alla Bce di aiutare un Paese a meno che non abbia già concordato con l’Unione europea un “programma” di salvataggio, ovvero un piano di assistenza finanziaria in cambio di misure improntate al contenimento della spesa e riforme economiche impopolari, strada che il governo italiano ha già detto non voler percorrere.

Qualsiasi tentativo di aggirare le regole danneggerebbe la credibilità della Bce irrimediabilmente e minerebbe l’accettazione dell’unione monetaria nei Paesi creditori, come la Germania, hanno argomentato le fonti.

“E’ un test per far vedere che l’Europa e i suoi meccanismi funzionano”, ha detto una delle fonti. Se l’Italia decidesse di chiedere e accettare un programma di assistenza finanziaria, la Bce potrebbe acquistare sul mercato titoli di Stato italiani tramite lo strumento Outright monetary transactions (Omt), uno strumento messo a punto nel 2012 per arginare la speculazione sulla rottura dell’euro, mai utilizzato finora.

Un portavoce Bce non ha voluto commentare.

PUNTO DI ROTTURA

Le fonti hanno avvertito che le banche italiane, le quali hanno in pancia 375 miliardi di euro di titoli di Stato nazionali, potrebbero essere il punto di rottura.

Questo perché utilizzano questi titoli come garanzia per ottenere liquidità dalla Banca centrale europea, tra cui circa 250 miliardi di euro di finanziamenti a lungo termine (Tltro).

Se l’Italia, come la Grecia, dovesse perdere il rating investment grade, i titoli di Stato italiani diventerebbero inutilizzabili per le regolari operazioni di finanziamento presso la Bce, che non potrebbe neppure includerli nel paniere di asset acquistabili nel quantitative easing.

Le banche italiane senza collaterale di buona qualità dovrebbero quindi richidere una linea di credito di emergenza nota come Ela (Emergency liquidity assistance), fornita da Banca d’Italia, su autorizzazione della Bce.

“Ci sono alcune banche che sono in una situazione abbastanza buona, quindi non sarebbe qualcosa che chiederebbero tutte”, ha detto un’altra fonte.

Ma anche questo strumento potrebbe incontrare dei limiti dopo qualche tempo se le banche ne facessero un uso eccessivo e ne divenissero eccessivamente dipendenti.

Dal momento che la liquidità di emergenza può essere concessa solo alle banche solventi, il consiglio della Bce potrebbe pretendere l’esistenza di un programma di assistenza finanziaria prima di dare il proprio via libera a finanziamenti di emergenza di importo consistente, come avvenuto per la Grecia nel 2015.

La Bce congelò l’ammontare di liquidità di emergenza disponibile per le banche elleniche nell’estate del 2015 quando il governo di sinistra radicale guidato da Alexis Tsipras rifiutò il piano di salvataggio, lasciando poca scelta se non quella di tenere le banche chiuse e imporre limiti ai movimenti di capitali.

“Non vogliamo fornire liquidità alle banche per farla poi solo portare all’estero”, ha detto una terza fonte.

Prima che questo avvenga, i titolari dei depositi e gli altri istituti finanziari dovrebbero interrompere i legami con le banche italiane, in vista di un downgrade, innescando una crisi di liquidità, dicono le fonti.

Tre delle quattro agenzie di rating considerate dalla Bce valutano il merito di credito italiano due gradini sopra la soglia ‘junk’, mentre il rating di Dbrs sull’Italia è tre ‘notch’ superiore a tale limite.

Perché i titoli di stato italiani diventino inutilizzabili nelle operazioni di finanziamento presso la Bce occorre che l’Italia perda la classificazione investment grade da parte delle quattro agenzie.

Moody’e e S&P dovrebero aggiornare la loro valutazione sull’Italia entro la fine di ottobre. La prima ha messo sotto osservazione Roma per un possibile downgrade.

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