September 20, 2018 / 12:29 PM / in 3 months

PUNTO 1-Eni-Shell Nigeria, Gup condanna mediatori a 4 anni per corruzione internazionale

(Aggiorna con dettagli, contesto, comunicati Shell e Eni)

di Emilio Parodi

MILANO, 20 settembre (Reuters) - Il Gup di Milano Giusy Barbara ha condannato i due mediatori Obi Emeka e Gianluca Di Nardo a quattro anni di reclusione per corruzione internazionale, prima sentenza di un giudice terzo nell’ambito del maxi processo sulle presunte tangenti pagate da Eni e Shell per la concessione del giacimento petrolifero Opl-245 in Nigeria.

Lo riferiscono fonti giudiziarie e legali al termine del procedimento svolto con rito abbreviato, aggiungendo che nella sentenza il giudice ha inoltre disposto la confisca di 98,4 milioni di dollari a Obi e di oltre 21 milioni di franchi svizzeri a Di Nardo come presunto frutto del reato.

Il totale della cifra, spiega una delle fonti, è la somma che venne riconosciuta a Obi dal Tribunale civile di Londra nella causa che l’avvocato d’affari nigeriano aveva intentato all’ex ministro del Petrolio nigeriano Dan Etete per farsi riconoscere il provento della propria consulenza, e da cui Obi trasferì una quota di 21 milioni di franchi a Di Nardo.

I legali dei due imputati, che avevano chiesto l’assoluzione e dopo il deposito delle motivazioni della sentenza potranno fare ricorso in appello, non hanno voluto fare commenti dopo la lettura della sentenza.

ENI E SHELL RIBADISCONO ESTRANEITA’ ACCUSE

Shell, che è imputata come persona giuridica insieme a quattro ex manager nel processo principale, ha dichiarato in una nota di ritenere “che non ci siano le basi per condannare Shell o alcuno dei suoi ex dipendenti per ipotesi di reato relative alla licenza Opl-245 in Nigeria. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza del giudizio abbreviato una volta che saranno depositate”.

Coimputata di Shell insieme al suo attuale e al suo ex AD, Eni scrive in una nota aver preso atto della sentenza odierna, ribadisce la correttezza del proprio operato per una trattaiva conclusa “direttamente con il governo nigeriano” e conferma la fiducia nell’operato dei giudici del Tribunale innnazi ai quali è iniziato il processo principale, ritenenedo che “in tale sede verrà effettuata una ricostruzione dei fatti completa ed esaustiva rispetto a quella di cui disponeva il giudice del rito abbreviato, che poteva utilizzare solo le acquisizioni della pubblica accusa”.

“Eni è certa che tale ricostruzione potrà definitivamente consentire di provare la totale estraneità della società a qualsiasi ipotesi corruttiva”.

Il giudizio abbreviato è un procedimento che si svolge a porte chiuse, non dà luogo cioè a un dibattimento in aula di tribunale, le prove sono costituite dagli atti presentati dalle parti, vale a dire sia da accusa sia da difesa, e dà diritto allo sconto di un terzo della pena edittale massima prevista in caso di condanna.

IL CAPITOLO OBI E DI NARDO

Obi, titolare della società Energy Venture Partners, era accusato di aver ricevuto da Etete l’incarico di trovare un acquirente per il campo petrolifero Opl-245, concordando la possibilità di trattenere l’”excess price” fra quanto pagato e quanto ottenuto da Etete. Di Nardo — conosciuto in Italia per aver curato alla fine degli anni 90 la quotazione in borsa di eBiscom — è stato a sua volta condannato, entrando nella vicenda per aver messo in contatto Obi con Eni, in particolare con l’ex AD Paolo Scaroni, attraverso l’uomo d’affari Luigi Bisignani.

La procura aveva chiesto la condanna a cinque anni di reclusione per i due mediatori.

Va ricordato infine che gran parte dell’inchiesta penale principale prese avvio proprio dalla causa civile intentata da Obi a Etete, e vinta dal primo nel luglio 2013 al Tribunale di Londra.

PROCESSO PRINCIPALE RIPRENDE 26 SETTEMBRE

La sentenza odierna del Gup Barbara va inserita nella più ampia vicenda Eni-Shell, il cui processo principale è appena iniziato presso la settima sezione penale del Tribunale di Milano e riguarda il versamento nel 2011 di 1,3 miliardi di dollari da parte di Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo Opl-245, cifra dietro la quale, secondo l’accusa, si celarono 1,092 miliardi di dollari di tangenti a politici e burocrati locali.

Il processo principale vede imputati per corruzione internazionale le società Eni e Shell e 13 persone fra cui l’AD del gruppo petrolifero italiano Claudio Descalzi, il predecessore Scaroni e quattro ex manager Shell, compreso l’ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione Malcolm Brinded. La prossima udienza è fissata per il 26 settembre, quando i giudici saranno chiamati a decidere quali prove ammettere.

PRIMO ‘MATTONCINO’ PER ACCUSA

La sentenza odierna del Gup non avrà un effetto diretto sul processo principale, ma costituirà comunque una sorta di pre-giudizio.

“Non essendo una sentenza definitiva e non essendo una sentenza dibattimentale non avrà efficacia sull’altro processo, non farà stato, come si usa dire”, riferisce a Reuters una fonte legale, impegnata nel procedimento principale.

“Il Tribunale sarà libero di giudicare in altro modo - prosegue la fonte legale - Ma è evidente che diventa comunque un primo ‘mattoncino’, in questo caso a favore dell’accusa”.

“E’ infatti una prima deliberazione di un giudice terzo sulla vicenda”, conclude.

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