September 18, 2018 / 10:23 AM / 2 months ago

Eni-Shell, sull'affaire Nigeria arriva la prima sentenza

MILANO, (Reuters) - L’”affaire” Eni-Shell per la concessione del giacimento petrolifero nigeriano Opl-245, quello che i media internazionali hanno definito “il processo del secolo”, conoscerà il 20 settembre il suo primo verdetto in assoluto, destinato ad allungare la sua ombra su tutta la vicenda.

Il processo principale davanti alla settima sezione penale del Tribunale di Milano — quello che vede imputati per corruzione internazionale le società Eni, Shell e altre 13 persone fra cui l’AD di Eni Claudio Descalzi, il suo predecessore Paolo Scaroni e quattro ex manager Shell, compreso l’ex direttore esecutivo per esplorazione e produzione Malcolm Brinded — è alle sue battute iniziali. Oggi è fissata un’udienza in cui si discuterà delle prove da ammettere, e sono già state calendarizzate numerose udienze per i prossimi mesi.

Ma dopo domani, il 20, il Gup Giusy Barbara dovrà già stabilire se dietro il versamento nel 2011 di 1,3 miliardi di dollari da parte di Eni e Shell su un conto del governo nigeriano per l’acquisto della licenza per l’esplorazione del campo Opl-245, si celarono 1,092 miliardi di dollari di tangenti a politici e burocrati locali, come sostiene la procura.

Oppure se, dopo il versamento del prezzo dell’acquisto su un conto ufficiale del governo di Lagos, il successivo trasferimento di gran parte del denaro su altri conti,in particolare su quello della società Malabu (che la procura indica appartenere all’ex ministro del Petrolio Dan Etete, fra gli imputati), fu al di fuori della sfera d’influenza delle società acquirenti, come sostengono le difese degli imputati, che hanno tutti sempre respinto le accuse.

PRIMO ‘MATTONCINO’ PER DIFESA O PER ACCUSA

La sentenza — sia essa di assoluzione o condanna — non avrà un effetto diretto sul processo principale, ma costituirà comunque una sorta di pre-giudizio.

“Non essendo una sentenza definitiva (in un caso o nell’altro è scontato che una delle parti farà appello, ndr) e non essendo una sentenza dibattimentale non avrà efficacia sull’altro processo, non farà stato, come si usa dire”, riferisce a Reuters una fonte legale, impegnata nel procedimento principale.

“Il Tribunale sarà libero di giudicare in altro modo - prosegue la fonte legale - Ma è evidente che diventa comunque un primo ‘mattoncino’ a favore dell’accusa o della difesa. Avrà, come dire, una efficacia suggestiva”.

“Sarà infatti una prima deliberazione di un giudice terzo sulla vicenda”, conclude.

VERDETTO IN ABBREVIATO PER DUE MEDIATORI

Il giudice Barbara in particolare dovrà decidere se assolvere o condannare due mediatori, il nigeriano Emeka Obi e l’italiano Gianluca Di Nardo, al termine del processo in rito abbreviato chiesto dai due imputati, stralciato dal procedimento principale, e iniziato il 9 novembre 2017.

Il giudizio abbreviato è un procedimento che si svolge a porte chiuse, non dà luogo cioè a un dibattimento in aula di tribunale, le prove sono costituite dagli atti presentati dalle parti, e dà diritto allo sconto di un terzo della pena edittale massima prevista in caso di condanna.

Emeka Obi è l’avvocato d’affari che ha inconsapevolmente dato l’avvio all’inchiesta penale citando in giudizio a Londra, e vincendo nel luglio 2013, l’ex ministro Etete per farsi riconoscere la sua commissione sulla transazione.

Secondo l’accusa Obi, titolare della società Energy Venture Partners, avrebbe ricevuto da Etete (che, sempre secondo l’accusa, si fece assegnare dietro prestanome la concessione OPL-245 attraverso la sua società Malabu) l’incarico di trovare un acquirente per il campo petrolifero, concordando la possibilità di trattenere l’”excess price” fra quanto pagato dalle major petrolifere e quanto accettato da Etete.

Secondo l’accusa Di Nardo, conosciuto in Italia per aver curato alla fine degli anni 90 la quotazione in borsa di eBiscom (da cui nacque poi Fastweb), sarebbe stato lo sponsor di Obi, mettendolo in contatto, attraverso l’uomo d’affari Luigi Bisignani, con l’Eni, e in particolare con Scaroni.

Dopo la sentenza favorevole a Londra, Obi trattenne 114 milioni di dollari e diede 24 milioni a Di Nardo.

Il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Sergio Spadaro, al termine della loro requistoria il 14 dicembre 2017, chiesero la condanna di entrambi gli imputati a cinque anni di carcere e alla confisca di 120 milioni di dollari per il nigeriano e 20 milioni di franchi svizzeri all’italiano.

Non è stato possibile ottenere dichiarazioni nel dettaglio delle tesi difensive dei legali, contattati da Reuters, ma entrambi, al termine delle arringhe hanno chiesto per i loro assistiti l’assoluzione “per non aver commesso il fatto” e “perché il fatto non sussiste”.

Per una panoramica su mercati e notizie in lingua italiana con quotazioni, grafici e dati, gli abbonati Eikon possono digitare nel Search Box di Eikon la parola “Pagina Italia” o “Panorama Italia” Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below