September 12, 2018 / 9:02 AM / 3 months ago

PUNTO 3-Italia, tonfo produzione luglio aumenta rischi al ribasso su Pil

    * Produzione industria -1,8% mese, -1,3% anno, peggio di
attese
    * Rallentamento legato a debolezza domanda estera e interna
    * Grafici su economia italiana tmsnrt.rs/2bxVe8n

 (Aggiorna con commento)
    di Elvira Pollina e Giuseppe Fonte
    MILANO/ROMA, 12 settembre (Reuters) - Campanello d'allarme
dalla produzione industriale italiana, che  in luglio ha
registrato il calo tendenziale più pesante da gennaio 2015 a
segnalare un mix di debolezza della domanda estera e interna,
con conseguente aumento dei rischi al ribasso sul Pil.
    Nel dettaglio, secondo i numeri Istat, la produzione ha
registrato una contrazione mensile di 1,8% dopo il +0,3% di
giugno, mentre la mediana delle attese degli economisti
prospettava una flessione di 0,4%. 
    Del tutto inatteso il crollo a perimetro annuo, il primo
dopo due anni: la contrazione è stata di 1,3% dopo la crescita
di 1,4% di giugno, di cui era attesa una conferma.
    "E' un dato molto debole all'inizio del terzo trimestre, che
aumenta il rischio che la produzione possa dare un contributo
negativo al Pil", commenta Loredana Federico, economista di
UniCredit, imputando il rallentamento a una debolezza della
domanda estera legata alle tensioni sul commercio
internazionale, cui si aggiunge l'anemia di quella interna.
    La tendenza è generalizzata a livello europeo, dove
l'attività si sta assestando rispetto ai picchi osservati l'anno
scorso. Nella zona euro, sempre in luglio, la produzione
industriale ha segnato un calo congiunturale di 0,8%, come in
giugno             .
    
    TRACOLLO MANIFATTURA
    Se è vero che i mesi estivi sono caratterizzati da una
marcata volatilità stagionale della produzione, e un un rimbalzo
congiunturale ad agosto è ritenuto probabile, l'indebolimento
era stato ampiamente anticipato dalle indagini di settore. 
    A luglio la crescita dell'attività del manifatturiero è
scesa ai minimi da ottobre 2016             , con un nuovo
peggioramento ai minimi da due anni in agosto             ,
quando l'indice Pmi ha segnalato una sostanziale stagnazione.
    Tornando al dato odierno, appare piuttosto sconfortante lo
spaccato per raggruppamenti di industrie, che vede tutte
variazioni congiunturali negative, mentre a perimetro annuo
resistono solo i beni strumentali             .
    Osservando il dettaglio per settori, emerge come il calo
della produzione sia quasi totalmente imputabile alla battuta
d'arresto della manifattura, con una flessione mensile di 1,7%
            .
    "Fattori internazionali (minacce di guerre commerciali,
rallentamento dei principali partner e crisi di alcuni Paesi
emergenti) si sommano all'incertezza sulle linee di politica
economica del governo", si legge in una nota di commento, di
Prometeia.
    Dopo il tonfo superiore alle attese in luglio, Prometeia
ritiene che il terzo trimestre si chiuderà con una contrazione
congiunturale di 0,9% della produzione, che accentuerà il trend
decrescente osservato tra gennaio e giugno. Dello stesso avviso
Paolo Mameli, economista di Intesa Sanpaolo, che vede un calo di
1,4% su trimestre. 
    Tra gennaio e marzo la produzione ha registrato un calo di
0,4%, cui è seguita una contrazione di 0,2% nel secondo
trimestre.  

    MARGINI PIU' STRETTI SU MANOVRA
    Gli economisti sono concordi nel ritenere che il dato
odierno ponga rischi al ribasso sulla crescita di quest'anno.
    Una dinamica con cui dovrà confrontarsi anche il governo,
impegnato nella messa a punto della Nota di aggiornamento al Def
e della legge di Stabilità per l'anno prossimo. 
    Nelle scorse settimane in un'intervista a 'Il Sole 24 Ore',
il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha anticipato che la
stima di crescita per quest'anno sarà tagliata a 1,2% da 1,5%,
mentre per l'anno prossimo si prevede un ulteriore rallentamento
a 1,1/1%.
    Il rischio è che anche quest'ipotesi possa rivelarsi
ottimistica. "Se il Pil mantiene una crescita stabile tra
0,2-0,3% nel terzo e nel quarto trimestre, il 2018 dovrebbe
chiudersi con una crescita tra 1,1% e 1,2%, e questo è il nostro
scenario base", spiega Nicola Nobile, economista di Oxford
Economics. 
    "Se la debolezza fosse maggiore, e dopo il dato di oggi
qualche rischio c'è, la crescita potrebbe avvicinarsi più
all'1%. L'ingresso nel 2019 avverrebbe con una spinta inferiore,
riducendo ulteriormente i già risicati margini di manovra del
governo", aggiunge Nobile. 
    Tria si è impegnato a ridurre il deficit strutturale l'anno
prossimo, avviando gradualmente le costose misure promesse da
M5s e Lega in campagna elettorale.
    La produzione industriale vale circa il 20% del Pil
nazionale e l'anno scorso ha trainato la crescita dell'economia
italiana, con un'espansione del 3% a fronte di una crescita del
Pil di 1,5%. 
    

     
    
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