Blocco processi, per Anm 100.000 a rischio paralisi

mercoledì 18 giugno 2008 18:58
 

ROMA (Reuters) - Potrebbero essere più di 100.000 i procedimenti penali bloccati per effetto degli emendamenti sulla sospensione dei processi approvati stamattina in Senato.

Lo ha detto oggi il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati Luca Palamara durante una conferenza stampa.

"Sono 100.000 i procedimenti che rischiano di essere paralizzati", ha detto, denunciando il rischio che il sistema giudiziario potrebbe essere messo "in ginocchio".

La sospensione dei processi pendenti avviati in data precedente al 30 giugno 2002, e che prevedono pene inferiori ai 10 anni, è secondo Palamara "un problema serio, perché non riusciamo a risolvere il problema dei procedimenti penali inquanto graviamo le cancellierie di ulteriori compiti". Gli obiettivi che gli emendamenti si prefiggono, rischiano secondo l'Anm di non essere raggiunti, a meno che non si istituisca una "task-force" di emergenza che si affianchi al personale amministrativo attualmente disponibile.

"Per un anno il sistema sarà occupato a smistare i processi (da sostituirsi a quelli oggetto di sospensione)", ha detto Palamara, aggiungendo di che i provvedimenti portano conseguenze che "non sono funzionali al sistema" e contro l'interesse dei cittadini.

"I reati che maggiormente interessano i cittadini prevedono pene inferiori ai 10 anni, sono circa il 90-95% del totale", ha detto il segretario generale dell'Anm Giuseppe Cascini.

Sequestro di persona, estorsione, furto in appartamento, associazione per delinquere, stupro, violenza sessuale, aborto clandestino, sfruttamento della prostituzione, usura sono alcuni dei reati con pene inferiori ai 10 anni che l'Anm indica in una lista di quelli che saranno soggetti a sospensione.

GIUSTIZIA E POLITICA

Gli emendamenti approvati oggi sono stati ribattezzati dall'opposizione "salva-premier" perchè Berlusconi potrà beneficiarne nel processo milanese detto "Berlusconi-Mills" in cui è imputato per corruzione in atti giudiziari.   Continua...

 
<p>L'aula di un tribunale. REUTERS</p>