Ruby bis, motivazioni sentenza: ipotesi corruzione per Berlusconi, Ghedini, Longo e falsi testimoni

venerdì 29 novembre 2013 16:52
 

di Emilio Parodi

MILANO (Reuters) - Con le motivazioni del cosiddetto processo "Ruby bis", depositate oggi, i giudici della quinta sezione penale del Tribunale di Milano, hanno posto le basi del "Ruby ter": cioè l'inchiesta per corruzione giudiziaria e falsa testimonianza che ora la procura dovrà aprire su una gran parte dei protagonisti dei due processi, con in testa Silvio Berlusconi, i suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo, e la stessa Karima El Mahroug, alias "Ruby Rubacuori".

I giudici - nelle 392 pagine della sentenza sulle presunte serate con sesso mercenario nella residenza dell'ex premier ad Arcore con cui il 19 luglio scorso hanno condannato per favoreggiamento della prostituzione anche minorile l'agente dello spettacolo Lele Mora e l'ex direttore del TG4 Emilio Fede a sette anni di reclusione, per il solo favoreggiamento della prostituzione la ex consigliera regionale Pdl Nicole Minetti a cinque anni - mettono in fila presunti corruttori, presunti corrotti e testimoni infedeli, a partire dall'ex premier, che nel processo "numero uno" - le cui motivazioni sono state depositate il 21 novembre [ID:nL5N0J62L9] - è stato condannato a sette anni di reclusione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per concussione e prostituzione minorile.

I giudici pongono al centro del loro provvedimento di trasmissione degli atti in procura i pagamenti regolari effettuati a gran parte delle testimoni protagoniste delle serate ad Arcore e individuano Berlusconi come "il soggetto che elargiva il denaro e le altre utilità", elencano come presunte corrotte "tutte le ragazze... che poi rendevano false testimonianze, in qualità di testimoni e, quindi, pubblici ufficiali, ricevevano denaro e altre utilità", e come concorrenti alla corruzione "gli avvocati Ghedini e Longo... per aver partecipato, nella loro qualità di difensori di Berlusconi, alla riunione del 15 gennaio 2011", riunione dopo la quale "tutte le ragazze, testimoni del nostro processo, iniziavano a percepire almeno la somma di 2.500 euro al mese ciascuna, a tempo indeterminato (alcune testimoni percepivano somme maggiori)".

I GIUDICI: "STIPENDIATE" PER TESTIMONIARE IL FALSO

"Il pagamento mensile regolare di una somma di denaro di tale entità - si legge nella sentenza - a soggetti che devono testimoniare in un processo nel quale colui che elargisce la somma è imputato, nonché in altro processo all'esito del quale colui che elargisce la somma è interessato, in quanto vicenda connessa alla sua, non è un'anomalia, ma un fatto illecito. Un inquinamento probatorio".

"Tutte le persone che percepivano questa somma rendevano al processo dichiarazioni perfettamente sovrapponibili - scrivono i giudici - anche con l'uso di linguaggio non congruo rispetto alla loro estrazione culturale; in particolare si noterà la ricorrenza, nelle deposizioni delle testimoni in esame, di nomi, terminologie, fraseggi identici fra loro; a precisa domanda, alcune non sapevano riferire il significato della parola o della frase utilizzata".

"Dichiarazioni che, secondo le intenzioni delle testimoni, erano dirette a favore di Berlusconi (e, di conseguenza, per quanto ci riguarda, dei nostri imputati)".

Ma, scrivono i giudici, "vedremo come ciò, poi, non sia nemmeno riuscito, in quanto anche alcune scene descritte dalle testimoni in questione denotano l'esistenza di attività sessuale dietro pagamento di compensi, presupposto per l'integrazione dei reati di intermediazione a vario titolo di tale attività".   Continua...

 
Quadro chiamato "Silvio e Ruby" fatto con buste di plastica e scotch esposto alla galleria Edward Cutler di Milano, 6 aprile 2011. REUTERS/Alessandro Garofalo