Ruby, giudici in camera consiglio, sentenza Berlusconi attesa nel pomeriggio

lunedì 24 giugno 2013 15:20
 

MILANO (Reuters) - I giudici del cosiddetto processo Ruby, in cui l'ex premier Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile, sono entrati in camera di consiglio questa mattina alle 9,45 dopo che la difesa ha presentato due memorie.

La sentenza di primo grado potrebbe arrivare oggi, anche se al momento non sono state date indicazioni di massima su quando le giudici Giulia Turri (presidente), Carmen D'Elia e Orsola De Cristofaro leggeranno il verdetto, fra le scadenze giudiziarie dell'ex premier previste questo mese che potrebbero mettere seriamente a rischio il governo, nonostante le continue dichiarazioni rassicuranti fornite ai media.

In aula Berlusconi non è presente, mentre lo sono i suoi avvocati Niccolò Ghedini e Piero Longo. L'accusa, che non ha fatto repliche, è rappresentata dal pm Antonio Sangermano e dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati.

Lo scorso maggio il pm Ilda Boccassini, oggi non presente in aula perché in ferie previste da tempo, ha chiesto per l'ex presidente del Consiglio e leader del Pdl una condanna a 6 anni e l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

La difesa, con Ghedini e Longo, ha chiesto che il Tribunale di Milano si dichiari incompetente, consideri i reati in questione ministeriali e quindi trasmetta gli atti al Tribunale dei Ministri, o in subordine dichiari la propria incompetenza territoriale a favore di Monza o, in subordine ancora, assolva Berlusconi perché i fatti non sussistono o perché non costituiscono reato.

LE TESI DELL'ACCUSA E DELLA DIFESA

Al centro del processo c'è la vicenda della giovane marocchina Karima El Marough - meglio conosciuta come Ruby Rubacuori - e le ormai famose cene di Arcore, nella residenza privata del leader del Pdl.

L'accusa sostiene che Berlusconi abbia avuto rapporti sessuali a pagamento con Ruby, quando la ragazza era ancora minorenne, e che la sera del 27 maggio 2010 abbia fatto pressioni illegittine sui funzionari della Questura di Milano, dove la giovane era stata fermata per furto, dicendo che si trattava della nipote dell'allora presidente egiziano Hosni Mubarak e facendola affidare, da minorenne, alla allora consigliera regionale Pdl Nicole Minetti (fra gli imputati di favoreggiamento della prostituzione nel propcesso "gemello"). Presunta concussione sui dirigenti di polizia, secondo l'accusa, per occultare la relazione dell'allora premier con la ragazza.

Ruby dal canto suo durante diversi interrogatori nelle indagini preliminari aveva messo a verbale di aver trascorso diverse notti ad Arcore e aveva descritto le serate come eventi in cui venivano compiuti anche atti sessuali. Successivamente però, sia ai mezzi di informazione che in aula (nel cosiddetto processo gemello "Ruby bis"), oltre a negare di aver mai avuto rapporti sessuali con Berlsuconi, ha dichiarato di non aver mai avuto coscienza che quelle di Arcore fossero feste erotiche, e ha aggiunto di aver raccontato "millanterie e bugie" anche sui suoi rapporti personali con Berlusconi "per sentirsi diversa" e dispiacendosi "di averle raccontate anche a Berlusconi", per quel che riguarda la sua parentela inventata con Mubarak.   Continua...

 
Karima El Mahroug detta Ruby (nella foto a sinistra) e l'ex premier Silvio Berlusconi. REUTERS/Stringer/Sebastien Pirlet/Files