25 febbraio 2013 / 15:38 / 5 anni fa

Voto, rischio instabilità, Pd dietro al Senato, Grillo al 25%

di Valentina Consiglio e Giselda Vagnoni

Una donna vota per il Senato a Piacenza. REUTERS/Paolo Bona

ROMA (Reuters) - A più di quattro ore dalla chiusura dei seggi i risultati elettorali sono ancora di grande incertezza sia alla Camera che al Senato e profilano una situazione di stallo in cui nessuna formazione può contare su una stabile maggioranza.

Dato per favorito, il centrosinistra non solo è dietro al centrodestra in tutte le principali regioni chiave del Senato, ma risulta avanti alla Camera solo di pochi punti decimali, dimostrando di non aver saputo frenare la rimonta di Silvio Berlusconi e soprattutto l‘avanzata dei grillini.

La seconda proiezione Rai-Istituto Piepoli, con copertura del 59,3%, attribuisce alla coalizione guidata dal Partito democratico di Pier Luigi Bersani il 29,1% dei voti, mezzo punto percentuale oltre il Pdl-Lega Nord di Silvio Berlusconi.

Il successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo va oltre le migliori previsioni superando, secondo gli stessi dati il 25%.

Va peggio del previsto, invece, Mario Monti che alla Camera e al Senato combatte per superare la soglia di sbarramento, rispettivamente del 10 e dell‘8%.

Al Senato al momento nessuno schieramento ha la maggioranza di 158 seggi, così come non l‘avrebbe una alleanza tra centrosinistra e Monti.

Le proiezioni Rai-Istituto Piepoli ne attribuiscono 121 al centrodestra, 96 al centrosinistra, 65 a Grillo, 19 a Monti. Quelle di Ipr per Mediaset 95-115 al centrosinistra, 110-130 al centrodestra, 53-63 a Grillo, 13-20 a Monti.

“Pensiamo di essere la coalizione di maggioranza relativa al Senato”, ha detto il segretario politico del Pdl Angelino Alfano nella sede del Pdl. “Adesso possiamo aspettare con serenità lo spoglio della Camera”.

Alla Camera i dati reali del Viminale, relativi allo spoglio del 70% delle sezioni, danno al centrosinistra il 30,70%, al centrodestra il 28,21%, a Grillo il 25,51%, alla coalizione di Monti il 10,52%.

Il dato finale si dovrebbe conoscere attorno a mezzanotte.

MERCATI IN ALTALENA

“Se le proiezioni fossero confermate i numeri non consentirebbero di formare un governo stabile e si dovrebbe andare rapidamente al voto”, ha detto Stefano Fassina, responsabile economico del Partito democratico, escludendo l‘ipotesi di una grande coalizione.

Più cauti i compagni di partito Alessandra Moretti secondo la quale sarebbe meglio evitare “elezioni anticipate” e preferibile “cercare un accordo con i grillini”, ed Enrico Letta, per il quale ritornare alle urne “non sarebbe la soluzione”.

Letta invita ad aspettare i risultati finali prima di discutere del dopo voto. Sarà lui stasera a commentare il risultato delle urne davanti ai giornalisti, mentre Bersani parlerà solo domani.

L‘idea di ingovernabilità “non sussite” per Marta Grande candidata di Grillo alla Camera.

“Abbiamo la responsabilità come tutti gli altri partiti. Appoggeremo le buone idee indipendentemente da dove proverranno”.

Il rischio di instabilità ha quasi azzerato il rialzo della Borsa di Milano e ridotto il guadagno dello spread registrati nel primo pomeriggio quando gli instant poll indicavano una chiara maggioranza per il centrosinistra.

“Un risultato che vede Berlusconi al 30% e Grillo al 25% significa che il 55% degli elettori italiani ha votato brutalmente contro Europa, euro e Germania”, ha detto il vice segretario del Pd Enrico Letta.

Il senso di rabbia e scoramento degli elettori emerge anche dal dato sull‘affluenza sceso al 75,17% contro l‘80,50% registrato nel 2008.

Bersani sembra aver perso tutt‘e quattro le Regioni chiave del Senato: Lombardia, Veneto, Campania e Sicilia, isola in cui il Movimento 5 Stelle si conferma il primo partito.

Gianfranco Fini, presidente della Camera e leader del Fli, partito centrista alleato a Monti rischia di non essere più in Parlamento.

Al Senato i dati reali del Viminale, con l‘85% dei seggi, invece la coalizione di centrosinistra avanti con il 31,9% dei voti contro il 30,4% del centrodestra. Grillo è al 23,8%, Monti al 9,2%.

- hanno contribuito Roberto Landucci, Massimiliano Di Giorgio, Francesca Piscioneri

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