22 febbraio 2013 / 18:55 / 5 anni fa

Voto, Bersani: con vittoria Pd fine politica personalismi

ROMA (Reuters) - La vittoria del Partito democratico segnerebbe in Italia la fine di un ventennio di dannosa politica personalistica inaugurata da Silvio Berlusconi. Con questa prospettiva Pier Luigi Bersani conclude una delle più delicate campagne elettorali nella storia italiana.

Il leader del Pd Pier Luigi Bersani sventola la bandiera del suo partito a Napoli, 21 febbraio 2013. REUTERS/Ciro De Luca

Il leader del Pd parla in un super affollato teatro romano mentre in contemporanea il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, vera incognita di queste elezioni, è atteso da decine di migliaia di persone a Piazza San Giovanni e Berlusconi si rivolge in collegamento video alla Mostra d‘Oltremare a Napoli.

In mattinata Mario Monti ha concluso la campagna elettorale in un altro, molto meno affollato teatro a Firenze.

Bersani è rilassato, sorridente, scherzoso. Sicuramente più di quanto non siano sembrati finora i suoi avversari. Parla di equità, moralità, responsabilità.

“Cerchiamo di chiudere 20 anni che lasciano un danno profondo. Mentre dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 tutta l‘Europa rinverdiva la politica [...] da noi si è inserito il virus di un uomo che dice ‘la politica non la conosco, le tasse le odio’”, dice con un accenno non troppo velato a Berlusconi.

Ma la critica di personalismo riguarda anche Grillo e Monti:

“Se va via Berlusconi, se va via Grillo, se va via Monti chi c‘è lì? Il Pd non ti lega a una persona dopo Bersani c‘è il Pd e questa non è una questione non da poco”.

L‘ex ministro dell‘Industria ed ex governatore dell‘Emilia Romagna non nasconde le difficoltà ad assumere il governo in una situazione di piena recessione e con il pericolo di un nuovo attacco al debito.

NON ABBIAMIO RACCONTATO FAVOLE

“Noi siamo gente che non racconta favole che mette prima di tutto l‘Italia. Ci siamo messi nella condizione di dire le stesse cose il giorno prima e il giorno dopo le elelezioni perchè se no arriva un‘altra catastrofe”, ha detto l‘ex ministro dell‘Industria. “Abbiamo sostenuto Monti fino all‘ultimo giorno, anche se c‘è poca riconoscenza per questo”.

Adesso è il momento di introdurre maggiore equità nel sistema perché “troppa diseguaglianza non fa girare l‘economia” e di “intervenire per creare subito qualche occasione di lavoro e aggiustare le regole, anche quelle fatte dal governo tecnico”.

Dopo che dal palco ha parlato in suo sostegno il regista Nanni Moretti, icona di una sinistra in cerca di rinnovamento, Bersani indica l‘obiettivo di un “governo di combattimento e cambiamento, perché il cambiamento senza governo è populismo e un governo senza cambiamento è una inutilità”.

Il Pd, unico partito, ha scelto il suo leader con le primarie, ha rinnovato due terzi dei gruppi parlamentari e ha inserito nelle sue liste il 40% di donne, dice ancora.

“La scelta di metterci in gioco e misurarci, azzardare l‘abbiamo fatta perché abbiamo visto il rischio di passare da un populismo all‘altro. Il contrario di populismo è popolare e noi siamo un partito popolare”.

(Giselda Vagnoni)

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