Voto, Vendola: per Italia è un dovere rinegoziare Fiscal compact

giovedì 21 febbraio 2013 18:03
 

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Per l'Italia è un dovere rinegoziare il nuovo Patto di stabilità e crescita europeo per mettere fine a una politica economica che sta portando la zona euro al collasso. Con la vittoria del centrosinistra alle prossime elezioni si creerebbe un asse Francia-Italia che guiderebbe l'Europa fuori dal pantano in cui l'hanno trascinata le politiche del rigore.

Lo dice Nichi Vendola, leader di Sinistra ecologia e libertà (Sel), a tre giorni dalle attese elezioni politiche di domenica e lunedì che sono considerate anche un banco di prova per la tenuta dell'economia dell'Italia e della zona euro.

Sel e il più forte Partito democratico dovrebbero ottenere quanto meno la maggioranza della Camera dei deputati e prendere il posto a palazzo Chigi del governo tecnico di Mario Monti, chiamato a fine 2011 per riconquistare la fiducia dei mercati nell'Italia.

La prospettiva di una netta vittoria del centrosinistra non piace al governo tedesco - fautore della politica del rigore in Europa sigillata dal Fiscal Compact - che oggi per bocca del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble ha dichiarato che con le riforme di Monti "le cose sono andate bene".

"Abbiamo il dovere di rinegoziare il Fiscal compact e gli impegni assunti irresponsabilmente da Silvio Berlusconi i cui effetti si sentono sulla carne viva degli italiani", ha detto Vendola, classe 1958, considerato dal centrodestra un potenziale elemento di instabilità per il futuro governo di centrosinistra a causa delle sue idee troppo radicali.

"Questo compito è nelle mani di Pier Luigi Bersani. Lui ha vinto le primarie, a lui spetta decidere. Non lo voglio tirare per la giacchetta. Che si incammini sulla strada della giustizia sociale e non verso le mancate trasparenze dei mercati finanziari. Questo mi sarebbe sufficiente per essere un fattore di stabilità per il suo governo per l'intera legislatura".

L'impegno che l'Italia si è assunta con Bruxelles lo scorso luglio, con il sì di Pdl, Pd e Udc e sotto l'insistenza della Germania, prevede che nel triennio iniziato a gennaio l'Italia debba ridurre in media ogni anno di un ventesimo il rapporto debito/Pil, per la parte eccedente il 60% del reddito.

Applicato ai 2.000 miliardi di debito pubblico italiano e pari al 126% del Pil, l'impegno vale oltre tre punti percentuali del prodotto interno lordo o 45 miliardi circa ogni anno.   Continua...

 
Il leader di Sel Nichi Vendola. REUTERS/Tony Gentile