Voto, politici flirtano con social media: sposteranno voti?

mercoledì 20 febbraio 2013 10:48
 

di Sara Rossi e Antonella Ciancio

MILANO (Reuters) - Tweet, retweet, post, like: tra neofiti e "smanettoni", chi con largo anticipo e chi all'ultimo minuto, i politici italiani sono "saliti" in massa sui social media nella campagna elettorale 2013 che, oltre a scandali e promesse choc, verrà ricordata anche per le performance 2.0 dei candidati. Mentre, più difficile è prevedere se questi nuovi strumenti serviranno a "spostare voti".

Con 23 milioni di italiani su Facebook e almeno 3,8 milioni di visitatori su Twitter, i politici nazionali hanno capito che questa volta sui social media "occorre esserci" anche se l'uso che ne fanno, secondo gli esperti, è "ancora agli albori", paragonabile a quello della campagna americana di quattro anni fa, e non mancano messaggi "di una banalità sconcertante".

"Stanno occupando in modo molto forte i nuovi spazi della rete e questo è anche il loro limite: hanno capito che devono esserci ma li usano come fossero spazi pubblicitari, per una comunicazione unidirezionale, con scarsa attenzione alle domande dei cittadini e al dialogo, principio cardine della rete", spiega a Reuters Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter.

E proprio perché questa è la prima campagna elettorale in cui i social media si sono conquistati un ruolo da protagonista, "è difficile dire se ciò servirà per spostare voti anche se ritengo che un effetto ci sarà soprattutto sui partiti minori, che hanno poca possibilità di rendersi visibili sui media tradizionali", aggiunge lo strategist.

"BANALITA' SCONCERTANTE"

Tuttavia è fisiologico che in Italia, alle prese coi primi passi sulle piattaforme sociali, i politici utilizzino i social media in modo "unidirezionale" - dall'alto verso il basso, come avviene con i mezzi di comunicazione tradizionali - e non in modo "bidirezionale", con un'apertura al dialogo, prosegue Cosenza.

"Si tratta di un primo step necessario. [...] Magari questo è il primo passo su una strada che porta verso un maggiore ascolto. Ma se rimane solo un esperimento, come è finora, il sospetto è che sia un coup de theatre per finire sui media tradizionali", spiega.

Nonostante tutti i leader dei partiti più importanti abbiano un account sui principali social media, spesso affidano a Facebook e Twitter messaggi "di servizio" (su orari dei loro comizi, ad esempio) senza confezionarne di specifici per le diverse categorie di elettori, come fatto dal presidente americano Barack Obama nell'ultima campagna per la Casa Bianca.   Continua...