February 20, 2013 / 9:49 AM / 4 years ago

Voto, politici flirtano con social media: sposteranno voti?

7 IN. DI LETTURA

di Sara Rossi e Antonella Ciancio

MILANO (Reuters) - Tweet, retweet, post, like: tra neofiti e "smanettoni", chi con largo anticipo e chi all'ultimo minuto, i politici italiani sono "saliti" in massa sui social media nella campagna elettorale 2013 che, oltre a scandali e promesse choc, verrà ricordata anche per le performance 2.0 dei candidati. Mentre, più difficile è prevedere se questi nuovi strumenti serviranno a "spostare voti".

Con 23 milioni di italiani su Facebook e almeno 3,8 milioni di visitatori su Twitter, i politici nazionali hanno capito che questa volta sui social media "occorre esserci" anche se l'uso che ne fanno, secondo gli esperti, è "ancora agli albori", paragonabile a quello della campagna americana di quattro anni fa, e non mancano messaggi "di una banalità sconcertante".

"Stanno occupando in modo molto forte i nuovi spazi della rete e questo è anche il loro limite: hanno capito che devono esserci ma li usano come fossero spazi pubblicitari, per una comunicazione unidirezionale, con scarsa attenzione alle domande dei cittadini e al dialogo, principio cardine della rete", spiega a Reuters Vincenzo Cosenza, social media strategist di Blogmeter.

E proprio perché questa è la prima campagna elettorale in cui i social media si sono conquistati un ruolo da protagonista, "è difficile dire se ciò servirà per spostare voti anche se ritengo che un effetto ci sarà soprattutto sui partiti minori, che hanno poca possibilità di rendersi visibili sui media tradizionali", aggiunge lo strategist.

"Banalita' Sconcertante"

Tuttavia è fisiologico che in Italia, alle prese coi primi passi sulle piattaforme sociali, i politici utilizzino i social media in modo "unidirezionale" - dall'alto verso il basso, come avviene con i mezzi di comunicazione tradizionali - e non in modo "bidirezionale", con un'apertura al dialogo, prosegue Cosenza.

"Si tratta di un primo step necessario. [...] Magari questo è il primo passo su una strada che porta verso un maggiore ascolto. Ma se rimane solo un esperimento, come è finora, il sospetto è che sia un coup de theatre per finire sui media tradizionali", spiega.

Nonostante tutti i leader dei partiti più importanti abbiano un account sui principali social media, spesso affidano a Facebook e Twitter messaggi "di servizio" (su orari dei loro comizi, ad esempio) senza confezionarne di specifici per le diverse categorie di elettori, come fatto dal presidente americano Barack Obama nell'ultima campagna per la Casa Bianca.

"I tweet che vedo sono di una banalità sconcertante. Non twittano neanche loro, fanno twittare i loro impiegati. E' vero che hanno tutti un loro account su Twitter ma lo usano per dire dove vanno a parlare", dice a Reuters Renato Mannheimer, fondatore e presidente di Ispo, aggiungendo che Beppe Grillo del M5S è "l'unico che usa i social media in maniera raffinata".

Grillo Leader Su Facebook, Giannino Bene Su Twitter

Oltre a Grillo, leader incontrastato su Facebook con oltre 1 milione di fan (seguito a quota 500.000 dal collega di Sel, Nichi Vendola), 893.000 follower su Twitter e uno dei primi a capire le potenzialità della rete, va segnalato il fenomeno di Oscar Giannino (Fare per fermare il declino) che su Twitter (dove ha 68.000 follower) "è riuscito a mobilitare molto la propria base con messaggi 'virali', capacità che fino a poco fa era di Matteo Renzi", spiega ancora Cosenza.

E proprio il sindaco di Firenze è stato uno dei primi politici italiani a sbarcare su Twitter (dove conta 372.000 follower) nel 2009 assieme al leader del Pd Pierluigi Bersani (264.000 follower) e allo stesso Grillo. Numeri che impallidiscono se si guarda oltreoceano all'account Twitter di Obama, aperto nel marzo 2007, forte di 27 milioni di follower, più di quelli di Britney Spears o Kim Kardashian, star dei social media.

"Non c'è tweet o post che Renzi non scriva da solo", racconta Marco Agnoletti, portavoce del sindaco di Firenze, che usa tablet e smartphone per tenersi costantemente aggiornato.

Interessante anche l'utilizzo dei social media della Lega Nord, partito in cui la rivoluzione digitale è avvenuta parallelamente al cambio di leadership tra Umberto Bossi e Roberto Maroni (20.000 follower) che cura personalmente gli account su Twitter e Facebook.

"Tramite social media ci sono arrivate moltissime segnalazioni che abbiamo rielaborato e inserito nel programma elettorale. I social vanno usati per quello che sono: un mezzo per ascoltare e dialogare", racconta Davide Caparini, responsabile della comunicazione del partito. E per raccogliere suggerimenti per il programma, il Carroccio per primo ha organizzato il mese scorso un hangout su Google+: una sorta di "piazza" analogico-virtuale che ha visto Maroni dialogare con imprenditori e cittadini presenti in sala accanto a lui e con altri collegati via pc, tablet o smartphone.

Anche il premier Mario Monti, "salito" recentemente in politica e subito dopo sui social media, ha debuttato su Twitter (226.000 follower) lanciando una sorta di question time per i follower.

"Esperimento interessante. Ma poi su migliaia di domande ricevute ha risposto a poche che provenivano da account 'vip' e non da persone comuni. Anche questo denota un utilizzo del mezzo ancora legato alle logiche dei media tradizionali", prosegue Cosenza.

E di Grillo è il post più "engaging" su Facebook con 51.719 interazioni (tra like, commenti e condivisioni, nel periodo tra il 16 gennaio e il 14 febbraio): "Io devo dimostrare come spendo i miei soldi? Ma scherziamo? [...] Sei TU che devi dimostrare come spendi i MIEI soldi", riferito al 'redditometro'.

Nello stesso periodo, su Twitter invece Monti ha totalizzato 1.852 interazioni (tra retweet e reply) cinguettando: "Vi presento Empatia, per gli amici Empy", riferendosi al cane regalatogli in una trasmissione tv.

Scandali E Dimissioni Papa: Occasioni Mancate

Vale la pena sottolineare che gli scandali che hanno caratterizzato le ultime settimane di campagna elettorale - da Mps, a Finmeccanica fino a Saipem - ma anche le dimissioni del Papa hanno portato a un calo delle conversazioni legate alla politica sui social media: si è passati da 663.000 messaggi nel periodo dal 4 al 7 febbraio ai 447.000 nei quattro giorni dall'11 al 14 febbraio.

I politici, in sostanza, avrebbero potuto sfruttare gli spazi offerti dai social media per sopperire a quel calo di visibilità che hanno registrato sui media tradizionali, che si sono concentrati su altri temi di più scottante attualità.

"Se qualcuno avesse organizzato un hangout in stile Obama con persone comuni avrebbe potuto occupare in modo innovativo uno spazio della rete che invece i media tradizionali hanno fatto venir meno. Anche questo denota un uso dei social media per finire su quelli tradizionali", conclude Cosenza.

- Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

0 : 0
  • narrow-browser-and-phone
  • medium-browser-and-portrait-tablet
  • landscape-tablet
  • medium-wide-browser
  • wide-browser-and-larger
  • medium-browser-and-landscape-tablet
  • medium-wide-browser-and-larger
  • above-phone
  • portrait-tablet-and-above
  • above-portrait-tablet
  • landscape-tablet-and-above
  • landscape-tablet-and-medium-wide-browser
  • portrait-tablet-and-below
  • landscape-tablet-and-below