Lavoro, Cgil: 9 milioni di persone in difficoltà nel 2012

martedì 19 febbraio 2013 18:33
 

ROMA (Reuters) - Nell'anno appena trascorso sono 9 milioni le persone che in Italia hanno subito le difficoltà legate alla mancanza di occupazione.

Il dato, riassuntivo, viene fornito dalla Cgil e dalla Fondazione Di Vittorio sommando i lavoratori che nel 2012 erano precari o part time involontari, insieme con disoccupati, scoraggiati immediatamente disponibili a lavorare e persone in cassa integrazione.

Cgil ricorda che secondo Istat tra ottobre e dicembre 2012 si sono persi quasi 200.000 posti di lavoro, con un numero di occupati a dicembre prossimo a quello di sette anni prima.

I disoccupati formali sono 2 milioni e 875 mila, il numero più alto registrato negli ultimi vent'anni, ancora in forte crescita su base annua (+474.000, pari a +19,7%).

I giovani di 15-24 anni che a dicembre cercavano un impiego sono 606 mila; il tasso di disoccupazione in quella fascia di età è pari al 36,6%, in calo di 2 decimi di punto rispetto a novembre ma in aumento di quasi 5 punti (+4.9 punti) rispetto a dicembre 2011.

"Da 4 anni la cassa integrazione supera il miliardo di ore autorizzate e le domande di disoccupazione e mobilità sono cresciute nel 2012 di oltre 280.000 unità rispetto all'anno precedente", rileva lo studio.

Questo senza contare gli scoraggiati, gli inattivi e "il lavoro a tempo parziale, involontario e con un numero molto basso di ore, interessa infatti un numero sempre crescente di lavoratori".

Mettendo insieme tutte le voci, "si può stimare la stratosferica cifra di circa 9 milioni di persone in drammatica difficoltà con il lavoro", spiegano il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, e il segretario confederale della Cgil, con delega al mercato del lavoro, Serena Sorrentino, in un articolo di approfondimento.

(Francesca Piscioneri) Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

 
Una protesta dei lavoratori dell'Alcoa a Roma contro i licenziamenti nell'impianto sardo, nel settembre 2012. REUTERS/Alessandro Bianchi