Finmeccanica, Bersani: pazzesco vendere ora aziende pubbliche

giovedì 14 febbraio 2013 10:02
 

ROMA (Reuters) - Per il candidato premier del centrosinistra Pier Luigi Bersani lo scandalo che ha investito Finmeccanica, con l'arresto del presidente Giuseppe Orsi per presunta corruzione nella vicenda della vendita di elicotteri AgustaWestland all'India, non giustifica l'eventuale vendita di aziende pubbliche strategiche, una decisione che sarebbe "pazzesca".

"Io dico no", ha detto il leader del Pd durante la trasmissione Omnibus su La7, rispondendo a una domanda sull'eventuale vendita di aziende pubbliche coinvolte in vicende di tangenti.

"In questo momento sarebbe pazzesco, con quel che valgono le aziende, che noi mettessimo mano, sto parlando di Eni , di Finmeccanica, di Enel , sto parlando di queste cose che devono appartenere al pubblico e sarebbe pazzesco mettersi in questo ordine di idee [quello della privatizzazione]", ha detto Bersani.

Nei giorni scorsi l'amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni è stato indagato per corruzione nell'ambito di un'inchiesta che ha coinvolto le attività della controllata Saipem in Algeria.

"Noi dobbiamo invece vedere, ripulire, gestire per bene".

Il candidato premier non ha escluso invece vendite di società controllate da Finmeccanica, in base ad accordi industriali.

"Io non escludo che questa o quella soluzione industriale possa portare a una vendita appunto di un singolo oggetto, [ma] se parliamo dell'universo stesso [Finmeccanica], no".

"BISOGNAVA INTERVENIRE PRIMA"

Dopo che ieri il cda del gruppo pubblico della difesa e dell'aerospazio ha nominato nuovo amministratore delegato Alessandro Pansa e vicepresidente l'ammiraglio Guido Venturoni, Bersani ha detto che il nuovo assetto transitorio "va benissimo", ma ha aggiunto che c'erano "le condizioni già da tempo per intervenire, perché poi esiste un concetto di azionista che ha la responsabilità in ultima analisi di badare al management dell'azienda...".   Continua...

 
Il candidato premer del centrosinistra Pier Luigi Bersani il primo febbraio scorso a Firenze. REUTERS/Max Rossi