Debito, per nuovo governo vincolo fiscal compact, occhi a Europa

mercoledì 13 febbraio 2013 17:46
 

di Luca Trogni

MILANO (Reuters) - Centocinquanta miliardi di riduzione del debito pubblico entro il 2015. E' quanto vale l'impegno preso dall'Italia aderendo al fiscal compact, definizione scomparsa dal vocabolario politico nella campagna elettorale in corso ma anche dal dibattito europeo.

L'impegno che l'Italia si è assunta con Bruxelles lo scorso luglio, con il sì di Pdl, Pd e Udc, prevede infatti che nel triennio iniziato a gennaio l'Italia debba ridurre in media ogni anno di un ventesimo il rapporto debito/pil, per la parte eccedente il 60% del prodotto interno lordo. Applicato all'Italia, alle prese con un debito pubblico in area 2.000 miliardi e pari al 126% del Pil, l'impegno vale oltre tre punti percentuali del prodotto interno loro ogni anno. Un'impresa, se il patto non verrà ridiscusso, ai limiti dell'impossibile per il nuovo esecutivo che governerà dalla prossima primavera l'Italia, un paese che anche nel 2013 sperimenterà una diminuzione dell'attività economica.

"Bisogna però dire che nel breve periodo, vista la crisi in corso, nessuno in Europa si sta muovendo" commenta l'economista Mario Deaglio.

Un'assenza generalizzata sul tema favorita anche dalla verifica del raggiungimento del target soltanto tra tre anni. Non solo, nella primavera 2016 Bruxelles guarderà, a fianco della performance nei tre anni precedenti, anche come, dal punto di vista dei conti pubblici, i singoli Paesi si presenteranno al triennio 2016-2018.

TEMPI LUNGHI PER DISMISSIONI IMMOBILI, ACCORDO CON SVIZZERA

Il governo Monti con la sua politica restrittiva ha portato a un avanzo primario, con pochi pari, in area 3% e introdotto in Costituzione l'obbligo del pareggio di bilancio. Ma rimane inoppugnabile che l'Italia debba fare ogni sforzo per ridurre un debito pubblico che nel solo 2012 ha drenato circa 90 miliardi in spesa per interessi.

Le entrate straordinarie magnificate da alcuni programmi pre-elettorali paiono di difficile realizzazione nè sono ipotizzabili, per un'economia in recessione da oltre un anno, altre manovre pesantemente restrittive.

Un accordo una tantum con la Svizzera per tassare i capitali italiani che là hanno trovato comodo riparo è al momento molto lontano. La Ue diffida i paesi membri dal firmare accordi bilaterali in assenza di concreti passi avanti elvetici su scambio di informazione e limiti alle agevolazioni fiscali cantonali. E la Svizzera a sua volta chiede di inserire la tassazione dei capitali in un accordo più ampio che consenta una sua maggiore presenza finanziaria in Italia. Se, e in ogni caso ci vorrà del tempo, i numerosi ostacoli venissero superati, l'importo potrebbe essere significativo, anche nell'ordine di due punti percentuali di Pil ma ad oggi contabilizzare questa entrata sembra decisamente prematuro.   Continua...

 
Bancomat in funzione nel centro di Milano, 11 gennaio 2013. REUTERS/Alessandro Garofalo