Rifiuti Roma, domani Tar decide su decreto Clini, rischio emergenza

mercoledì 6 febbraio 2013 18:27
 

ROMA (Reuters) - Il Tribunale amministrativo (Tar) del Lazio deciderà domani sul decreto del ministro dell'Ambiente che ha disposto l'invio dei rifiuti prodotti da Roma in alcuni impianti di trattamento di altre province della stessa regione, anche per evitare l'esportazione all'estero dell'immondizia.

Ma se il Tar dovesse bocciare il provvedimento, che ha affidato al prefetto Goffredo Sottile la gestione commissariale dei rifiuti nella Capitale per potenziare la raccolta differenziata e ridurre l'uso delle discariche, "il risultato sarebbe che la gestione dei rifiuti va in emergenza", ha detto oggi il ministro Corrado Clini.

Clini ha presentato i dati di una verifica compiuta dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico, secondo la quale praticamente tutti gli impianti di trattamento meccanico e biologico (Tmb), dove secondo il decreto vanno portati i rifiuti romani in attesa di aumentare al 65% la raccolta differenziata, funzionano a metà regime.

Roma, secondo il prefetto Sottile, produce circa 5.000 tonnellate di rifiuti al giorno, di cui 1.200 tonnellate in eccedenza rispetto alle strutture attuali.

La Capitale, secondo lo stesso sindaco Gianni Alemanno, ha raggiunto a fine dicembre il 30% di riciclaggio.

Nel 2010, secondo dati Ispra, il 46% dei rifiuti italiani finiva in discarica, contro una media Ue del 38%.

RICORSO CONTRO IL COMMISSARIAMENTO

Proprio i gestori di uno degli impianti visitati dal Noe, quello di Colfelice (in provincia di Frosinone), hanno presentato ricorso contro il decreto - che ha provocato sollevazioni e proteste in diversi Comuni del Lazio che non vogliono ricevere l'immondizia della Capitale - contestando i poteri del commissario governativo.

Nel frattempo, da fine gennaio, i camion romani trasportano i rifiuti da trattare, oltre che nei cinque impianti che sorgono nell'Urbe, anche ad Albano e Viterbo, in attesa che sia disponibile anche il Tmb di Aprilia.   Continua...

 
Un soldato alla guida di una ruspa a Napoli. REUTERS/Ciro De Luca