Saipem-Nigeria, difesa ricorre a Consulta. Pm: sempre pagate tangenti

martedì 5 febbraio 2013 12:47
 

MILANO (Reuters) - La difesa di Saipem - rimasta unica imputata come persona giuridica dopo l'avvenuta prescrizione di cinque manager nel processo in corso a Milano su presunte tangenti in Nigeria - ha sollevato oggi una questione di legittimità costituzionale, su cui il giudice deciderà nella prossima udienza.

L'avvocato Angelo Giarda, che assiste Saipem imputata in base alla legge 231 per il reato di corruzione internazionale ipotizzato a carico di cinque funzionari ora "prescritti", ha sollevato la questione del conflitto in relazione all'articolo 27 della Costituzione sulla responsabilità penale personale, perché, ha sostenuto in aula, le condotte illecite contestate ricadono su Snamprogetti, confluita in Saipem (gruppo Eni), ma all'epoca dei fatti società autonoma.

"I fatti sono quindi riconducibili a un'altra società sotto il profilo organizzativo e di vigilanza, non a Saipem", ha detto il legale.

Il pm Fabio De Pasquale, che oggi avrebbe dovuto iniziare la sua requisitoria, ha definito in aula la tesi difensiva "molto ardita", e ha aggiunto che "Snamprogetti ha sempre storicamente pagato tangenti".

L'udienza è stata rinviata al 26 marzo, quando il collegio presieduto dal giudice Oscar Magi si pronuncerà sulla richiesta della difesa. Se non dovesse trasmettere gli atti alla Consulta, in quella data avrà luogo la requisitoria del pubblico ministero.

Nel processo l'accusa sostiene che la ex Snamprogetti pagò una quota degli oltre 180 milioni di dollari di tangenti versate dal consorzio internazionale Tskj a esponenti politici e dirigenti nigeriani dal 1994 al 2004 per assicurarsi appalti sul gas da 6 miliardi di dollari.

Il 5 aprile 2012 il Tribunale aveva dichiarato la prescrizione per i cinque ex manager Snamprogetti imputati, in base alla legge "ex Cirielli" del 2005 che dimezza i tempi di "scadenza" dei reati per gli incensurati.

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