1 febbraio 2013 / 15:43 / 5 anni fa

Voto, per esperti impatto eventuale mossa su Mediaset non dirompente

Il leader del Pdl Silvio Berlusconi. REUTERS/Alessandro Bianchi

MILANO (Reuters) - Se mai Silvio Berlusconi decidesse, in campagna elettorale, di intervenire sulla questione del conflitto di interessi e sull‘assetto proprietario di Mediaset, come più volte ventilato dalla stampa, l‘impatto sulle scelte di voto non sarebbe dirompente.

E’ quanto raccontano alcuni esperti a Reuters, seppur con sfumature diverse. Per quanto difficile da valutare senza apposite indagini, dicono, si può immaginare che non sarebbe una mossa da sola in grado di muovere l‘elettorato, che sente l‘argomento sempre meno attuale, e potrebbe tutt‘al più servire all‘interno di una più articolata campagna di comunicazione.

TEMA MENO CALDO DI UN TEMPO, MOSSA UTILE MA NON SUFFICIENTE

“Nessuna mossa da sola sposta voti; lo fanno un succedersi di mosse che si sedimentano una dopo l‘altra”, dice Renato Mannheimer. “Una decisione sul conflitto di interessi potrebbe essere utile, non perchè sposti voti di per sé, ma perché insieme ad altre cose potrebbe aiutare a scegliere gli indecisi. Così potrebbe avere un senso”, aggiunge.

Un altro esperto di uno dei maggiori istituti di sondaggi in Italia, che preferisce non essere citato, dice: “Io credo che un intervento su questo terreno non sposti niente. Il conflitto di interesse è un tema per addetti ai lavori; le intenzioni di voto sono molto polarizzate, se si esclude l‘importante fetta degli indecisi. A questi è un argomento che non interessa”.

Il tema, osserva, “è oggettivamente meno rilevante” rispetto a 15 anni fa: “Ora Mediaset soffre la concorrenza e il calo della raccolta pubblicitaria e i suoi conti ne risentono; il pluralismo è molto più spinto di un tempo, tra Sky, La7 e Internet. Una mossa per risolvere il conflitto di interessi, tanto più che Berlusconi non è candidato premier, rischia di apparire una scelta tardiva e ininfluente”.

VOCI CESSIONI QUOTE E BLIND TRUST PER ORA SENZA RISCONTRI

Oggi è il quotidiano Sole24Ore a tornare sul tema, sostenendo che il dossier sulla vendita di una quota di Mediaset e l‘affidamento a un blind trust della proprietà sarebbe sul tavolo di diverse banche d‘affari. Il quotidiano, secondo cui si “starebbe ragionando” della cessione del 10-15% del gruppo Tv, cita tra i possibili pretendenti il gruppo Usa Time Warner e l‘eterno rivale Rupert Murdoch.

Fonti vicine a Fininvest, holding di controllo di Mediaset con il 40% circa, hanno già smentito di recente le indiscrezioni su una cessione del broadcaster definendole “fantascientifiche” mentre sul tema del blind trust è intervenuto ieri lo stesso Berlusconi a Radio Monte Carlo con una vaga freddezza. L‘ex premier, oggi capo della coalizione di centrodestra, ha detto di aver votato “una legge sul conflitto di interessi che funziona benissimo” e poi ha respinto il nesso tra il rally del titolo e il suo ritorno in politica, fattore che ha contribuito ad alimentare le voci di operazioni straordinarie sulla società.

Mediaset, dal canto suo, ha precisato a metà gennaio che non ci sono novità in cantiere che possano spiegare il forte recupero registrato in borsa dai minimi di novembre. [ID:nL6N0ANAK9] Resta il fatto che negli ultimi tre mesi il titolo Mediaset è cresciuto del 45% circa, a fronte del +12% circa del FTSEMib. Un recupero che per gli analisti non ha giustificazioni se si guarda solo alle prospettive industriali del gruppo e all‘auspicata, ma certo non vicina, ripresa del mercato pubblicitario. [ID:nL6N0AN4JS]

Una fonte di settore qualche tempo fa commentava con Reuters: “nessun operatore straniero può pensare di investire in Italia e in società delicate come i gruppi Tv” prima delle elezioni, cioè “prima di capire se il paese resterà affidabile per i mercati internazionali sotto il profilo della politica economica”.

Claudia Cristoferi Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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