Aree industriali a rischio, studio: in quasi 1 su 5 c'è una scuola

martedì 29 gennaio 2013 12:29
 

ROMA (Reuters) - Nel 18% delle aree industriali dove vengono trattate sostanze pericolose sono presenti scuole, e solo nel 16% delle zone sono state condotte esercitazioni di sicurezza con la presenza dei cittadini.

Lo dice uno studio condotto da Legambiente e dalla Protezione Civile sulle aree sottoposte alla direttiva Seveso, ispirata al disastro avvenuto nel 1976 nel Comune lombardo.

I "siti Seveso" - "impianti chimici, petrolchimici, depositi di gpl, raffinerie e depositi di esplosivi o composti tossici che, in caso di incidente o di malfunzionamento, possono provocare incendi, contaminazione dei suoli e delle acque, nubi tossiche" - concentrati in 739 Comuni, soprattutto del Nord Italia, dice un comunicato di Legambiente.

Solo 210 amministrazioni locali hanno però risposto al questionario inviato dall'associazione ambientalista e dalla Protezione civile sulle zone a rischio e sulle informazioni ai cittadini. Centottantuno Comuni hanno individuato le cosiddette "aree di danno", quelle "sottoposte a conseguenze nell'eventualità di un incidente nello stabilimento a rischio".

In 104 Comuni nelle aree di danno esistono tuttora strutture "vulnerabili" o "sensibili": "nel 18% dei casi sono presenti scuole, nel 13% centri commerciali, nell'8% strutture ricettive turistiche, nel 7% luoghi di culto, nel 2% ospedali".

Inoltre, solo 75 amministrazioni hanno dichiarato di aver organizzato o proposto l'organizzazione di esercitazioni sul rischio industriale, e meno della metà (34) hanno coinvolto direttamente anche i cittadini. Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

 
Un'operaia cinese a lavoro. REUTERS/Stringer