24 gennaio 2013 / 07:45 / tra 5 anni

Mps, per Monti caso politico, piena fiducia in Bankitalia

L'ingresso della sede storica del Monte Paschi a Siena. REUTERS/Stefano Rellandini

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Lo scandalo dei tre contratti strutturati di Mps, che la Banca d‘Italia dice che sono stati sottratti all‘azione di vigilanza, coinvolge il governo di Mario Monti a un mese dalle elezioni politiche e sfiora l‘ex numero uno della Banca d‘Italia e attuale capo della Bce Mario Draghi.

Il Pdl di Silvio Berlusconi ha accusato il governo del tecnico Monti che lo ha rimpiazzato di aver utilizzato i soldi raccolti con la contestatissima tassa sulla prima casa per sottoscrivere bond di Mps, un aiuto di Stato che la banca ha ottenuto perché non è riuscita a coprire il deficit patrimoniale individuato dall‘autorità bancaria europea (Eba).

L‘ex ministro dell‘Economia di Berlusconi, Giulio Tremonti, ha criticato indirettamente l‘azione di vigilanza della Banca d‘Italia guidata all‘epoca da Draghi sostenendo in una lettera [a Dagospia.it] che “la vigilanza bancaria non c‘è tanto se interviene ‘ex post’, ma soprattutto se interviene ex ante” e che la Banca d‘Italia “è stata surrogata dalla magistratura”.

Ad aumentare la pressione su via Nazionale una frase del ministro dell‘Economia Vittorio Grilli, che è stato il candidato di Tremonti per il ruolo di governatore della Banca d‘Italia poi ottenuto da Ignazio Visco.

A margine di una cerimonia a Torino, Grilli ha detto che il governo sapeva da un anno che Mps era in una situazione problematica e che “i controlli spettano alla Banca d‘Italia”.

Le parole di Grilli sono sembrate una critica all‘operato di Draghi prima e di Visco oggi e la polemica è stata smorzata in serata da reciproche smentite di tensioni tra palazzo Koch e il ministero di via XX Settembre.

Nel pomeriggio il ministro ha emesso un comunicato in cui ha ricordato che la sottoscrizione dei Monti-bond, che in parte sostituiscono i cosiddetti Tremonti-bond, non è ancora avvenuta perché si attende l‘approvazione dell‘aumento di capitale al servizio dell‘operazione da parte dell‘assemblea della banca convocata per domani e il parere della Banca d‘Italia sull‘adeguatezza patrimoniale attuale e sulle prospettive della banca.

E’ toccato a Monti e soprattutto al capo dello Stato Giorgio Napolitano difendere Draghi e Visco.

“Mi sembra che non sia in questione il tema dei controlli, e soprattutto è importante sottrarre questa tematica del Monte dei Paschi dalla confusione che si sta creando intorno ad essa per evidenti ragioni, in particolare per quanto riguarda il governo e il ministero dell‘Economia”, ha detto il presidente del Consiglio uscente in conferenza stampa a Davos.

“E’ un tema veramente che non sussiste, sul quale comunque il governo è pronto a riferire al Parlamento”, ha aggiunto.

Ancora più netto Napolitano che ha svolto un ruolo strategico nella nomina di Draghi alla Bce e di Visco in Bankitalia: Mps “mi pare una questione abbastanza grave di cui si sta occupando la Banca d‘Italia. [...] Se la questione è grave bisogna preoccuparsi, ma ho piena fiducia nell‘operato della Banca d‘Italia”, ha detto Napolitano a Torino.

MPS STIMA IN 720 MILIONI PERDITE DA DERIVATI

Il Monte dei Paschi ha stimato in 720 milioni di euro le perdite attualizzate sulle operazioni strutturate.

“Sì, lo svantaggio attualizzato si avvicina a quella cifra” di 720 milioni, ha dichiarato al Messaggero l‘amministratore delegato Fabrizio Viola. “Si tratta di perdite di fatto già comprese nelle operazioni di risanamento in corso”, ha aggiunto.

L‘Ad ha ricordato che sono stati chiesti al Tesoro Monti-bond per ulteriori 500 milioni a novembre. Questa cifra, sommata alla perdita per 220 milioni da contabilizzare nel bilancio 2012, porta appunto all‘ammontare ipotizzato di 720 milioni. I 500 milioni di novembre hanno fatto lievitare il totale delle richieste al Tesoro a 3,9 miliardi.

Secondo una fonte vicina al dossier, però, “questa è una stima preliminare della perdita” e l‘impatto finale sulla bottom line potrebbe essere diverso dal momento che vanno considerati aspetti fiscali.

Viola in una lettera ai dipendenti ha detto di aver già individuato “ulteriori possibili interventi che dovessero rendersi necessari”.

La bufera innescata dalla scoperta di tre operazioni strutturate ha portato alle dimissioni del presidente dell‘Abi Giuseppe Mussari, ex numero uno della Banca e della Fondazione Mps e fatto crollare il titolo in Borsa. Oggi le azioni Mps hanno perso l‘8,19% dopo il meno 14% lasciato sul campo nei precedenti due giorni.

La natura delle tre operazioni “Alexandria”, “Nota Italia” e “Santorini”, secondo la Banca d‘Italia, è emersa “a seguito del rinvenimento di documenti tenuti celati all‘autorità di Vigilanza e portati alla luce dalla nuova dirigenza di Mps”.

Ieri l‘attuale presidente di Mps, Alessandro Profumo, non ha escluso un‘azione di responsabilità contro i precedenti vertici “nella misura in cui ci saranno gli estremi per tutelare il valore patrimoniale della banca”.

BERSANI: NESSUN IMBARAZZO

Il principale azionista della banca senese è la Fondazione Monte dei Paschi di Siena che è a sua volta controllata dal Comune e dalla Provincia che eleggono 13 dei 16 consiglieri della Deputazione.

Siena è da sempre roccaforte dell‘ex Pci oggi confluito nel Partito democratico. Inevitabile che il caso finanziario si trasformi in un tema della campagna elettorale per le politiche di fine febbraio.

“Noi, e per noi intendo il Pd di Siena nella persona dell‘ex sindaco Franco Ceccuzzi, Mussari lo abbiamo cambiato un anno fa, assieme a tutto il consiglio di amministrazione del Mps. Sono i banchieri che lo hanno tenuto come loro presidente alla guida dell‘Abi ed è dunque a loro che eventualmente bisogna rivolgersi”, ha dichiarato Massimo D‘Alema a Francesco Manacorda su La Stampa.

Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, in una conferenza stampa a Roma, è tornato sull‘argomento: “A noi non crea nessun imbarazzo [...]. Io non ho fatto mai in vita mia una riunione su una banca”.

“In prospettiva rompere questo legame [tra enti locali e fondazioni] è un fatto positivo”, ha detto ancora Bersani.

“Cominciamo a vedere se sono da creare muraglie cinesi tra le diverse funzioni di enti locali e fondazioni”, ha aggiunto.

Il caso Mps scoppia mentre in Italia gli esperti del Fondo monetario internazionale stanno tenendo i primi colloqui con le grosse banche italiane nell‘ambito del Financial Sector Assessment Program che valuterà la stabilità del sistema finanziario italiano.

Grilli ha difeso il sistema bancario dicendo che non c‘è evidenza di problemi simili in altre banche”.

- hanno contribuito Paolo Biondi, Antonella Cinelli, Francesca Piscioneri, Massimiliano Di Giorgio da Roma; Gianni Montani da Torino; Maria Pia Quaglia e Sara Rossi da Milano; Stefano Bernabei da Siena; Lisa Jucca da Davos

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