Ilva cerca soldi per stipendi, Fiom chiede intervento Stato in capitale

lunedì 21 gennaio 2013 17:02
 

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - I vertici dell'Ilva hanno detto oggi che stanno cercando di pagare gli stipendi dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Taranto, mentre sperano che la magistratura, o un decreto del governo, sblocchi questa settimana i prodotti sequestrati da mesi in un'inchiesta della Procura.

Intanto però il sindacato dei metalmeccanici Fiom ha chiesto che lo Stato e altre imprese entrino nel capitale dell'Ilva, per garantire che l'azienda - che fornisce acciaio a moltissime fabbriche italiane - non chiuda i battenti e applichi le prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) abbattendo l'inquinamento prodotto dall'impianto.

"Ci impegnamo a fare tutti i tentativi possibili per pagare gli stipendi", ha detto oggi al termine di un incontro coi sindacati Bruno Ferrante, presidente dell'Ilva.

In precedenza Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm, aveva comunicato ai giornalisti che l'azienda si è impegnata a pagare gli stipendi di gennaio ai circa 15.000 lavoratori.

"Naturalmente lo sblocco delle merci qualora arrivasse sarebbe un fatto molto importante che ci aiuterebbe in questa direzione", ha aggiunto Ferrante. I prodotti sequestrati a Taranto, in parte destinati alla vendita e in parte semilavorati, sono valutati in circa un miliardo di euro.

ATTESA PER OGGI NUOVA DECISIONE GIP TARANTO SU DISSEQUESTRO

Oggi il giudice per le indagini preliminari di Taranto dovrebbe decidere sulla seconda richiesta di dissequestro delle merci, bloccate dalla Procura in un'inchiesta per corruzione parallela a quella principale per disastro ambientale contro i precedenti vertici dell'Ilva.

Se il gip dovesse però confermare il sequestro, potrebbe essere il Consiglio dei ministri convocato per domani a varare un decreto ad hoc per sbloccare le merci, dopo che una precedente riunione del governo venerdì scorso si è conclusa senza decisioni.   Continua...

 
Un operaio dell'Ilva. REUTERS/Alessandro Garofalo