21 gennaio 2013 / 14:53 / tra 5 anni

Ilva cerca soldi per stipendi, Fiom chiede intervento Stato in capitale

Un operaio dell'Ilva. REUTERS/Alessandro Garofalo

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - I vertici dell‘Ilva hanno detto oggi che stanno cercando di pagare gli stipendi dei lavoratori dello stabilimento siderurgico di Taranto, mentre sperano che la magistratura, o un decreto del governo, sblocchi questa settimana i prodotti sequestrati da mesi in un‘inchiesta della Procura.

Intanto però il sindacato dei metalmeccanici Fiom ha chiesto che lo Stato e altre imprese entrino nel capitale dell‘Ilva, per garantire che l‘azienda - che fornisce acciaio a moltissime fabbriche italiane - non chiuda i battenti e applichi le prescrizioni dell‘Autorizzazione integrata ambientale (Aia) abbattendo l‘inquinamento prodotto dall‘impianto.

“Ci impegnamo a fare tutti i tentativi possibili per pagare gli stipendi”, ha detto oggi al termine di un incontro coi sindacati Bruno Ferrante, presidente dell‘Ilva.

In precedenza Rocco Palombella, segretario nazionale della Uilm, aveva comunicato ai giornalisti che l‘azienda si è impegnata a pagare gli stipendi di gennaio ai circa 15.000 lavoratori.

“Naturalmente lo sblocco delle merci qualora arrivasse sarebbe un fatto molto importante che ci aiuterebbe in questa direzione”, ha aggiunto Ferrante. I prodotti sequestrati a Taranto, in parte destinati alla vendita e in parte semilavorati, sono valutati in circa un miliardo di euro.

ATTESA PER OGGI NUOVA DECISIONE GIP TARANTO SU DISSEQUESTRO

Oggi il giudice per le indagini preliminari di Taranto dovrebbe decidere sulla seconda richiesta di dissequestro delle merci, bloccate dalla Procura in un‘inchiesta per corruzione parallela a quella principale per disastro ambientale contro i precedenti vertici dell‘Ilva.

Se il gip dovesse però confermare il sequestro, potrebbe essere il Consiglio dei ministri convocato per domani a varare un decreto ad hoc per sbloccare le merci, dopo che una precedente riunione del governo venerdì scorso si è conclusa senza decisioni.

“Il provvedimento che si preannuncia da parte del governo, lo sblocco delle merci, è un provvedimento che ci potrebbe dare maggiore serenità e assicurare anche continuità produttiva”, ha detto oggi Ferrante.

L‘azienda minaccia da tempo la chiusura delle attività in mancanza del dissequestro delle merci e la settimana scorsa ha chiuso per qualche giorno i cancelli dell‘impianto. Secondo il governo lo stop definitivo costerebbe 9 miliardi di euro all‘economia italiana.

Oggi, su Twitter, il ministro dell‘Ambiente Corrado Clini ha scritto: “Spero che sull‘Ilva non sia necessario adottare un altro provvedimento”.

La Corte Costituzionale, intanto, ha fissato al 13 febbraio l‘udienza per discutere della legge “salva-Ilva”, voluta dal governo ma che la Procura di Taranto ritiene incostituzionale perché interferirebbe con le inchieste.

Nei giorni scorsi il presidente della Puglia e leader di Sinistra ecologia e libertà Nichi Vendola ha proposto che l‘Ilva chieda il dissequestro dell‘acciaio impegnandosi a utilizzare i ricavi per pagare gli stipendi degli operai e avviare il risanamento ambientale. Oggi Ferrante, in una nota diffusa dopo l‘incontro coi sindacati, ha assicurato che i proventi verranno destinati a quegli scopi e anche a “quant‘altro necessario per la sopravvivenza dell‘azienda”.

FIOM PROPONE INTERVENTO STATO E IMPRESE IN CAPITALE ILVA

Intanto, il segretario della Fiom Cgil Maurizio Landini ha proposto oggi che lo Stato e altri imprenditori intervengano nella proprietà dell‘Ilva per assicurare i lavori di bonifica ambientale - il cui costo è valutato in 4 miliardi di euro in due anni - e per dare un futuro all‘azienda che, secondo, Palombella della Uilm, avrebbe anche difficoltà di accesso al credito.

“Per garantire che gli investimenti vengano fatti, che si applichi l‘Aia, per uscire da un conflitto che rischia di durare anche sul piano giuridico, c‘è bisogno che se necessario si preveda un allargamento dei soci dell‘azienda, si veda anche un intervento pubblico”, ha detto Landini.

La proposta del capo dei metalmeccanici Fiom ha ricevuto una prima apertura da Ferrante, presidente dell‘azienda per conto della famiglia Riva, che ne è proprietaria.

“Questa è un‘azienda sana, un‘azienda che ha rispettato sempre i suoi impegni, che ha rispettato sempre puntualmente i creditori, un‘azienda robusta che ha una grande credibilità internazionale che può quindi andare avanti con le sue forze”, ha risposto Ferrante parlando coi giornalisti.

“Naturalmente se ci sono soluzioni o ragionamenti con altri che si possono fare potremo anche farli... Certamente il dialogo col governo è necessario”. Sul sito it.reuters.com le notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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