Mali, truppe francesi conquistano città, ribelli in fuga

lunedì 21 gennaio 2013 18:59
 

DIABALY, Mali (Reuters) - Colonne di blindati francesi e maliani sono entrati oggi a Diabaly, città del Mali centrale, dopo che i ribelli islamici affiliati ad al Qaeda, che l'avevano occupata una settimana fa, sono scappati per evitare i raid aerei.

"Questa avanzata dell'esercito maliano nelle cittadine occupate dai suoi nemici è senza dubbio un successo militare per il governo di Bamako e per le forze francesi che sostengono l'operazione", ha commentato il ministro della Difesa francese Jean-Yves Le Drian.

Diabaly, che si trova 350 chilometri a nord della capitale Bamako, ha dato nascondiglio al principale gruppo di ribelli.

La Francia ha dispiegato 2.000 soldati di terra, mentre i suoi aerei da guerra hanno bombardato oggi le basi dei ribelli per l'undicesimo giorno consecutivo.

Sono invece 1.000 i militari africani schierati con la forza di intervento Afisma - 830 da Paesi tra cui Togo, Benin, Niger e Nigeria, e 170 dal Ciad - destinata a salire a diverse migliaia di uomini, ha spiegato oggi il portavoce delle forze armate francesi, Thierry Burkhard.

I militanti islamici hanno citato l'intervento in Mali nel rivendicare l'assalto della settimana scorsa ad un impianto di gas in Algeria con il sequestro di centinaia di persone, finito in un bagno di sangue.

GRAN BRETAGNA: PIU' AIUTO MA NO RUOLO "COMBAT"

Oggi la Gran Bretagna - che ha messo a disposizione dei francesi due aerei militari da trasporto C-17 - ha fatto sapere che sta considerando l'ipotesi di fornire più aiuto ai francesi, chiarendo però che non avrà un ruolo "combat" nella missione.

"Cercheremo altri asset di trasporto e sorveglianza da poter mettere a disposizione dei francesi per aiutarli in quello che stanno facendo", ha detto in Parlamento il premier David Cameron, aggiungendo che il Consiglio di sicurezza del governo discuterà la cosa domani.   Continua...

 
Soldati francesi vicino ai resti di un pickup usato dai ribelli islamici a Diabaly, Mali. REUTERS/Joe Penney