Ruby, nuovo calendario, sentenza slitta a dopo elezioni

lunedì 21 gennaio 2013 12:55
 

MILANO (Reuters) - Fissando un nuovo calendario, i giudici del processo Ruby hanno di fatto preannunciato che la sentenza del caso, in cui Silvio Berlusconi è imputato per concussione e prostituzione minorile, verrà letta dopo le elezioni del prossimo 24 e 25 febbraio, con l'ultima udienza fissata per l'11 marzo.

In aula, il presidente del collegio giudicante Giulia Turri ha detto che prima del voto restano solo le udienze del 28 gennaio (in cui dovrebbe essere sentita come teste la madre di Ruby), 4 febbraio e 11 febbraio (in cui potrebbe esserci la requisitoria dei pm) e che per impegni del collegio si riprenderà il 4 marzo.

Turri ha sollecitato i pm a rinviare la loro requisitoria dopo le elezioni, in un invito respinto però dal pm Ilda Boccassini che ha ribadito di volerla pronunciare prima del voto rimettendosi tuttavia alle valutazioni dei giudici.

"Se lei chiede ai pm se vogliono fare un momento di riflessione prima della requisitoria, la risposta è no, la procura non può essere gravata da un peso che non le compete", ha risposto Boccassini in aula a Turri che aveva invitato i pm a un "momento di raccoglimento".

Le udienze successive slitterebbero direttamente al 4 e all'11 marzo dato che, come sottolineato da Turri, un membro del collegio è stato trasferito in un altro Tribunale e il collegio deve dare la precedenza a processi con imputati detenuti.

Al termine della camera di consiglio, i giudici hanno respinto "perché troppo generica" la richiesta di sospendere il processo fino alle elezioni, avanzata in mattinata da uno degli avvocati dell'ex premier, Niccolò Ghedini, per permettere a lui e al collega Piero Longo - entrambi candidati nelle file del Pdl - di occuparsi della campagna elettorale.

Lunedì scorso un'analoga richiesta di sospensione del processo era stata bocciata. - Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

 
Karima El Mahroug, detta Ruby, in tribunale a Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo