Stato-mafia, illegittima conservazione intercettazioni Napolitano

martedì 15 gennaio 2013 17:31
 

ROMA (Reuters) - La conservazione, seppure senza farne alcun utilizzo, da parte della procura di Palermo delle intercettazioni telefoniche casualmente fatte di colloqui del capo dello Stato nell'ambito dell'inchiesta sui rappporti Stato-mafia è da considerarsi una lesione dei poteri del presidente della Repubblica.

E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza della Corte costituzionale resa nota nelle sue conclusioni il 5 dicembre scorso e depositate oggi. Le motivazioni aggiungono che il presidente della repubblica viene salvaguardato da intercettazioni per garantirgli la massima libertà nell'esercizio delle sue funzioni.

"Non varrebbe far leva sulla 'involontarietà' e sulla 'inevitabilità iniziale' delle intercettazioni telefoniche che, disposte nei confronti di un terzo, solo accidentalmente coinvolgano il Presidente della Repubblica", si legge nelle motivazioni.

Il documento della Corte aggiunge che, "in assenza di una norma che espressamente consenta la captazione dei colloqui presidenziali, infatti, l'attività di intercettazione avrebbe dovuto essere interrotta dalla Procura palermitana non appena accertata la qualità soggettiva dell'interlocutore. In ogni caso, se pure si ritenesse che la registrazione casuale dei colloqui non abbia determinato «ex se» una lesione delle prerogative presidenziali, tale lesione sarebbe senz'altro rinvenibile nella loro conservazione tra gli atti del procedimento e, soprattutto, nella pretesa di subordinarne la distruzione alla preventiva valutazione, in un'udienza camerale aperta al contraddittorio tra le parti, della eventuale rilevanza ai fini del processo".

Secondo le conclusioni del 5 dicembre scorso, non spettava alla procura di "valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche" a Giorgio Napolitano dell'ex ministro dell'interno ed ex vicepresidente del Csm Nicola Mancino, indagato per falsa testimonianza nell'inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia.

"Il presidente della Repubblica deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto ad una specifica funzione, ma per l'efficace esercizio di tutte", si legge nelle motivazioni.

Inoltre, "la garanzia prevista perfino per le indagini concernenti i delitti più gravi sul piano istituzionale implica che, per tutte le altre fattispecie, non si possa ipotizzare un livello di tutela inferiore". Se non vi fossero limiti per le intercettazioni al Capo dello Stato, queste "finirebbero per coinvolgere, in modo inevitabile e indistinto, non solo le private conversazioni del Presidente, ma tutte le comunicazioni, comprese quelle necessarie per lo svolgimento delle sue essenziali funzioni istituzionali, per le quali, giova ripeterlo, si determina un intreccio continuo tra aspetti personali e funzionali, non preventivabile, e quindi non calcolabile ex ante da parte delle autorità che compiono le indagini".

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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in una immagine di archivio. REUTERS/ Press Officer Presidenza della Repubblica