8 gennaio 2013 / 12:42 / 5 anni fa

Corte Strasburgo condanna Italia per sovraffollamento carceri. Severino "avvilita"

Il ministro della Giustizia Paola Severino al Senato. REUTERS/Tony Gentile

MILANO (Reuters) - La Corte europea per i diritti dell‘uomo ha condannato oggi l‘Italia a pagare quasi 100.000 euro complessivi di risarcimento a sette detenuti per il sovraffollamento delle carceri, chiedendo inoltre di risolvere al più presto questo “problema strutturale”.

Il ministro della Giustizia Paola Severino si è detta “profondamente avvilita”, ma non stupita, dalla condanna.

La Corte di Strasburgo, all‘unanimità, ha deciso che nel caso sollevato da sette detenuti nelle carceri di Busto Arsizio e Piacenza c‘è stata la violazione dell‘articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell‘uomo, quello che proibisce la tortura o i trattamenti inumani o degradanti.

L‘Italia è stata dunque condannata a pagare 99.600 euro di risarcimento ai sette, più 1.500 euro ciascuno per il pagamento delle spese.

L‘Italia da anni combatte il problema del sovraffollamento delle carceri - che contano oltre 65.000 detenuti contro una capienza di 45.600 posti - e lo stesso presidente della Repubblica nei mesi scorsi ha definito la situazione a un punto critico insostenibile che necessita di soluzioni coraggiose.

Il Partito Radicale da tempo chiede un‘amnistia e oggi il suo leader Marco Pannella - che prima delle feste ha affrontato un pesante sciopero della fame e della sete per denunciare la questione - ha rivolto un invito a “(Mario) Monti, a (Pierluigi) Bersani e al leader berlusconiano Bobo Maroni: di interrompere l‘infame flagranza da Quinto Mondo nel quale siamo immersi”.

Nella sua decisione, non ancora definitiva, la Corte ha stabilito che i detenuti in Italia, con solo 3 metri quadrati di spazio ciascuno, usufruiscono di almeno un metro quadro in meno rispetto agli standard europei, che fissano lo spazio vitale a 4 metri.

La mancanza di spazio viene esacerbata in alcuni casi da altre condizioni, come la mancanza di acqua calda per lunghi periodi e l‘inadeguatezza di luce e ventilazione, spiega la Corte sul proprio sito web.

La Corte ribadisce che il verdetto impone all‘Italia un obbligo legale a implementare le misure appropriate per assicurare ai ricorrenti il diritto che per il tribunale è stato violato.

Inoltre, la decisione è considerata un “giudizio-pilota”, il che obbliga lo Stato a risolvere numerosi casi individuali relativi agli stessi problemi strutturali a livello interno.

“SOVRAFFOLLAMENTO DI NATURA SISTEMICA”

I giudici di Strasburgo sottolineano che il sovraffollamento nelle carceri italiane ha “natura strutturale e sistemica”, come confermato anche dalla dichiarazione di stato di emergenza nazionale emessa dalla presidenza del Consiglio nel 2010.

Il problema è sottolineato dal fatto “che ci sono diverse centinaia di casi attualmente pendenti davanti alla corte sulla compatibilità delle condizioni carcerarie in un certo numero di prigioni italiane con l‘articolo 3 della Convenzione”, aggiunge il tribunale.

“La Corte conclude che il governo deve mettere in atto, entro un anno dalla data in cui il giudizio diventerà definitivo, un rimedio efficace o una combinazione di rimedi capaci di garantire, in accordo con i principi della Convenzione, adeguato e sufficiente rimedio nei casi di sovraffollamento”.

SEVERINO: GRANDE AMAREZZA

Il Guardasigilli Severino, in una nota, spiega che nei 13 mesi in cui è stata in carica ha dato “la priorità al problema carcerario”, ricordando che il decreto ‘salva-carceri’, diventato legge nel febbraio scorso, “ha consentito di tamponare una situazione drammatica”.

Ad oggi, spiega il ministro, i detenuti sono calati dai 68.047 del novembre 2011 ai 65.725 attuali, ma “servono altre misure strutturali”.

Il ddl del governo sulle misure alternative alla detenzione - che però il Senato non ha approvato in via definitiva malgrado l‘ampia maggioranza alla Camera - “andava esattamente in questa direzione”, spiega il ministro.

“La mia amarezza, torno a ribadirlo, è grande: non è consentito a nessuno fare campagna elettorale sulla pelle dei detenuti. Continuerò a battermi - come ministro ancora per poche settimane e poi come cittadina - perché le condizioni delle persone detenute nelle nostre carceri siano degne di un paese civile”.

(Ilaria Polleschi)

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