Decreto firme, da Pd stop a modifiche, conversione a rischio

giovedì 20 dicembre 2012 19:52
 

ROMA (Reuters) - Il decreto legge approvato dal governo il 18 dicembre per ridurre il numero delle firme richieste per le liste elettorali potrebbe non essere convertito dal Parlamento, dopo che la "strana maggioranza" del governo Monti si è spaccata su un emendamento presentato dal centrodestra.

Lo ha detto il vice capoguppo del Pd a Montecitorio Michele Ventura, secondo cui "o il decreto passa così com'è, o per noi puà decadere".

Il dl del governo prevede che nel caso di elezioni anticipate sia ridotto del 50% il numero delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste di candidati e l'esenzione totale dall'onere delle firme per le formazioni politiche che siano presenti in Parlamento anche con componenti politiche nell'ambito di gruppi compositi (come i Radicali o i membri del Gruppo misto a Camera e Senato).

Ma oggi il Pdl ha proposto una norma che prevede chi chi costituisce un gruppo parlamentare entro stasera (20 dicembre) non debba raccogliere le firme per le prossime elezioni.

Questa norma cadrebbe a pennello per il gruppo di transfughi dal Pdl - ma alleati a quest'ultimo - che si riuniscono attorno ad Ignazio La Russa. Al Senato, infatti, questo gruppo si è formato proprio oggi con 11 senatori provenienti dal Pdl.

Ma il partito di Pierluigi Bersani non ci sta a favorire un'operazione tutta interna al centrodestra.

Risultato, il dl si è arenato in aula a Montecitorio, e il suo esame riprenderà domani dopo l'approvazione della legge di Stabilità alle 18.30, come ha deciso stasera la conferenza dei capigruppo.

I tempi di approvazione sono molto stretti, poiché il decreto dovrà passare anche l'esame del Senato.